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LIBIA/ 2. Folli: la guerra che piace al Pd mette a tacere Berlusconi

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Silvio Berlusconi (Imagoeconomica)  Silvio Berlusconi (Imagoeconomica)

«Non siamo entrati in guerra, siamo impegnati in un'azione autorizzata dal consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite». Con queste parole il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha commentato ieri l’intervento militare in Libia per mettere fine alla “repressione forsennata e violenta” subita dagli oppositori di Gheddafi. «Quella del Capo dello Stato è senza dubbio una posizione chiara - dice Stefano Folli a IlSussidiario.net - che può favorire un maggiore sentimento di unità nazionale mentre si combatte una guerra alle porte di casa nostra. Un discorso da capo dell’esecutivo in un momento in cui, stranamente, il Presidente del Consiglio parla pochissimo. A colpire però non è soltanto il riserbo di Berlusconi, ma anche i distinguo della Lega Nord, che possono avere conseguenze molto più pesanti rispetto alle recenti polemiche sul 150° dell’Unità d’Italia».

Quali sono secondo lei le ragioni del silenzio del premier?

A mio avviso il Presidente del Consiglio ha la preoccupazione di non esporsi troppo su un tema come quello della guerra che, al di là di quali saranno gli sviluppi, avrà certamente delle ricadute di impopolarità. Certo, non capita tutti i giorni di dover impegnare i propri bombardieri ed è piuttosto singolare che in queste occasioni i ministri si sbilancino più del Capo del Governo. Penso però che le cause non vadano ricercate tanto nello scenario internazionale quanto nel quadro interno, visto che la Lega rema contro.

E come si spiega la posizione assunta da Umberto Bossi?

Vedremo fino a che punto vorrà spingersi il leader della Lega. Di certo questa linea può avere conseguenze molto più gravi rispetto ai distinguo sull’Inno di Mameli perché, se non ci saranno cambi di rotta, lo sbocco politico è il ritiro del Carroccio dal Governo. Non credo comunque a questa ipotesi. Nelle ultime parole di Calderoli si poteva notare come l’accento venisse posto su un problema diverso, ma sentitissimo dalla base, come quello del maggiore impegno richiesto all’Europa per fronteggiare i flussi migratori.

Secondo Pier Ferdinando Casini, Francia e Inghilterra ci hanno soffiato l’influenza nel Mediterraneo. È d’accordo?



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