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LIBIA/ 2. Folli: la guerra che piace al Pd mette a tacere Berlusconi

Silvio Berlusconi (Imagoeconomica) Silvio Berlusconi (Imagoeconomica)


Avevamo una rendita di posizione in Libia che oggi paghiamo. Di conseguenza il futuro sarà certamente meno roseo del recente passato. Detto questo, non si può ridurre tutto a slogan politico. La linea che abbiamo tenuto per anni sulla Libia è stata sempre la stessa, sia col centrosinistra che col centrodestra. Si può contestare, ma è la stessa che ci ha garantito quell’influenza che oggi temiamo di perdere.

Il Governo avrebbe dovuto evitare di farsi prendere in contropiede dalla Francia?

Era impensabile che, dopo aver intrattenuto con Gheddafi rapporti così stretti, potessimo essere noi ad avere un ruolo di prima linea in questo attacco. È la tesi alquanto singolare che, ad esempio, sostiene Italo Bocchino. Semmai l’errore dell’Italia è stato quello di non stabilire relazioni con gruppi estranei al "clan Gheddafi". Proprio in forza della nostra presenza in Libia avremmo potuto sviluppare rapporti diversi e accorgerci delle prime avvisaglie di insurrezione. Ora è tardi per accorgersi che gli insorti sventolano soltanto tricolori francesi…

Le parole di Napolitano hanno saputo compattare praticamente tutte le forze politiche, ad esclusione della Lega Nord. Anche la sinistra, che in altre occasioni aveva sposato la causa pacifista, questa volta si è allineata…

Il pacifismo della sinistra sembra seguire troppo spesso circostanze e convenienze. Questa operazione, infatti, riproduce in piccolo quella che Bush portò avanti in Iraq. Non penso che la presenza di Obama alla Casa Bianca sia una ragione sufficiente per cambiare idea. Servirebbe un po’ più di coerenza.

Ma come cambiano a questo punto le priorità del quadro politico italiano dopo i fatti di Libia e Giappone?

La politica estera diventa certamente la priorità del Governo Berlusconi, chiamato a verificare in breve tempo che la “ferita” con l’alleato Umberto  Bossi si rimargini. La riapertura dei processi rimette la giustizia al secondo posto tra i fattori di turbamento. La moratoria sul nucleare e le ultime notizie dal Giappone sembrano invece ridurre l’importanza della discussione sull’energia nucleare.
La maggioranza deve poi chiudere al più preso la partita del “rimpasto”. Il nervosismo delle varie componenti ci mostra la debolezza di una maggioranza che sulla carta ha i numeri, ma che in realtà sono legati al rispetto di alcune condizioni. In questo quadro il rischio di andare sotto in Aula è dietro l’angolo. 

La “questione nucleare” cambierà però secondo lei il destino dei referendum di giugno?