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SBARCHI/ 1. Bechis: a forza di slogan, bastano due carrette di Tunisi per disfare l'Italia

Sono passati pochi giorni da quel 17 marzo che ha visto l'Italia festeggiare l'Unità in pompa magna. Oggi l'emergenza immigrazione fa riemergere le divisioni e gli egoismi. FRANCO BECHIS

Torna l'emergenza immigrazione (Ansa) Torna l'emergenza immigrazione (Ansa)

A fare le celebrazioni sono stati tutti dei campioni. Il 17 marzo scorso avrebbe rischiato la fucilazione chiunque si fosse permesso di aggrottare le ciglia sull'unità di Italia. Sono bastati però pochissimi giorni, nemmeno una settimana, e un po' di barconi di immigrati tunisini a spazzare via in un colpo solo mesi e mesi di retorica. Anche un bambino era in grado di capire davanti alla tv come quei 6-7-8 mila immigrati sbarcati a Lampedusa fossero un problema di tutto il Paese, visto che in quell'isola, che ha poco più di 5 mila abitanti, non potevano stare. Ma quando il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha chiamato le Regioni per dire: dobbiamo risolverlo insieme, anche perchè qui rischiamo lo sbarco di almeno 50 mila profughi libici in fuga dalla guerra, i cantori dell'Italia unita se la sono data subito a gambe levate.

Sulla carta - come si fa quando conta più la retorica della realtà - tutti hanno detto sì. Un minuto dopo però dal canale di Sicilia alle Alpi ognuno ha trovato un buon motivo per tirarsi fuori. Prima le regioni: Sicilia, Calabria e Puglia hanno già detto che certo non toccava a loro, perchè di immigrati ne hanno ricevuti abbastanza in questi anni. L'Abruzzo ha spiegato che dopo il terremoto del 2009 certo non era a quella porta che si poteva bussare. La Campania ha posto l'out-out: o rifiuti o vu cumprà, perchè i due problemi insieme rischiano di diventare esplosivi.

Il Lazio ha detto sì, ma ora no: la Regione è già impegnata a ricevere due milioni di pellegrini per la beatificazione di Giovanni Paolo II, e mica può aggiungere anche 5 mila libici o giù di lì. Naturalmente pellegrini e profughi sono due cose ben diverse: i primi portano soldi, arrivano e ripartono. I profughi in effetti non spendono, ma costano e rischiano di rimanere a lungo. Il sindaco di Roma ha spiegato che lui non ha posti dove tenerli, quello di Milano ha detto più o meno le stesse cose a ruota.

La Valle d'Aosta è disposta a prenderne una cinquantina, la Sardegna forse qualcuno, ma dopo la stagione turistica altrimenti lì non viene più nessuno. Il Veneto ha detto: “un conto sono i profughi, un conto i tunisini, che vanno rispediti a casa loro perchè lì non c'è la guerra”. Insomma, i cantori dell'Italia unita si sono messi tutti insieme a risolvere il problema, e hanno dato tutta la loro disponibilità a farlo, però a casa del vicino perchè purtroppo da loro non c'è posto. Né più né meno di quel che hanno detto gli altri grandi cantori, quelli dell'Europa unita: ma certo, c'è nel Mediterraneo l'emergenza umanitaria, e il mare si riempe di barconi della disperazione, ma che può fare il Belgio, la Francia, la Germania, la Gran Bretagna, la Finlandia, la Spagna se i disperati preferiscono approdare sulle coste italiane? E quindi, che c'entra l'Europa? 


COMMENTI
28/03/2011 - In Toscana...eleganti chiacchere...per dire "ni"-2 (Alessandro La Rosa)

Di fronte ai tentennamenti e "scuse" del Sindaco di Firenze Renzi, e dei sindaci dei comuni confinanti, la Regione Toscana ha mantenuto finora un profilo basso che potrebbe indicare che il problema resta a carico dei comuni o che nelle stanze "istituzionali" del Presidente Rossi qualcuno capisce che la demagogia e gli slanci propagadistici cozzano con quella che è la realtà della situazione. Come ben sanno fare sindaci e governatori di sinistra scaricheranno tutto sul volontariato cattolico-Caritas in primis- sulla disponibilità delle parrocchie vicine ai centri di accoglienza e naturalmente sulle forze dell'ordine. Anche il centro Italia, ho fatto l'esempio della mia Regione, la Toscana,ha le sue "pecche" politiche perchè il problema-d'emergenza temporanea- dei profughi o clandestini- non va affrontato con la demagogia ma realisticamente e senza ansie e con spirito costruttivo, "unitario" appunto perchè ci sono centinaia di vite di persone che hanno bisogno di aiuto. Poi i pericoli di infiltrazioni terroristiche o criminali in genere questo è il compito delle forze dell'ordine e della nostra "intellegence" vigilare e porvi eventuale rimedio.

 
28/03/2011 - In Toscana...eleganti chiacchere...per dire "ni" (Alessandro La Rosa)

Nei giorni scorsi il Presidente della Regione Toscana Rossi (PD), lanciava una proposta alquanto demagogica che detta in soldoni dovrebbe garantire assistenza sanitaria e accesso alla casa anche per quelle famiglie immmigrate clandestine in attesa di regolarizzazione. Va bene l'accoglienza ma depurata dal veleno e demagogia tipicamente di sinistra. Alle celebrazioni per l'Unità d'Italia, lo stesso Rossi a Livorno, sembrava appena sbarcato con Garibaldi in Sicilia o preso un Punt e Mes-ricordate la famosa pubblicità di questo cognac di una ventina di anni fa con un attore che impersonava Camillo Cavour?- con Cavour, appunto, lanciandosi in una orazione della peggior retorica risorgimentale quando fino a ieri da buon ex Pci studiava forse Marx, sicuramente Togliatti e l'orgoglio di sentirsi comunisticamente sovietico piuttosto e vergognosamente italiano. Detto questo, quando uno dei luoghi per accogliere i clandestini o profughi, si trova a Firenze-l'ex Caserma del glorioso- qui mi piace la retorica- 77 Reggimento Lupi di Toscana- il sindaco Renzi ha vincolato la disponibilità a che la caserma passi al Comune, sindaci dei comuni limitrofi hanno fatto un giro di parole affermando che vanno fatti vari monitoraggi, verifiche anche perchè la Caserma non è subito disponibile. Risposta: un incerto e timoroso e ipocrita "ni". La sinistra smetta di fare morali agli altri con false e "pelose" solidarietà.

 
28/03/2011 - Chiaro (Diego Perna)

E' chiaro che lasciare i profughi o clandestini, come meglio si crede chiamarli, sull'isola di Lampedusa per molto tempo e facendo loro subire disagi di ogni genere, serve a far vedere nei media che l'Italia non è quel paese che essi sperano, che sia o meno la verità, nella speranza vana, di lega e compagnia, che altri disperati non tentino di fare il viaggio della speranza. Non vedo altre spiegazioni, e così anche i Lampedusani sono abbandonati a loro stessi così come accade a chi in Italia si trova in forte difficoltà, penso alle imprese, alle famiglie che perdono il lavoro, o che non ce la fanno più a sopportare il peso di una crisi economica nata altrove e che fa di tutto per mantenere ricchi i ricchi e poveri i poveri. Ma quando cavolo impareremo a guardare veramente tutto ciò che accade come possibilità di ricchezza, di bellezza. Pensate se la Sicilia si trovasse a fare da cerniera con un mondo arabo africano dove i popoli non sono più oppressi da dittature che sin'ora hanno fatto combutta con l'occidente a scapito della gente di quei luoghi , proprietari veri di quel suolo così ricco di materie prime e petrolio che tutti vogliono come fosse aria da respirare. Ho dato 50 cent a un lavavetri tunisino che aveva si e no sedici anni, nei suoi occhi c'era la stessa speranza e desiderio di bellezza che abbiamo avuto anche noi a quell'età e che ancora oggi vorrei per me e cerco ogni giorno che mi siano regalati di nuovo. Beh, che ci si possa aprire il cuore e lo sguardo.