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SBARCHI/ 1. Bechis: a forza di slogan, bastano due carrette di Tunisi per disfare l'Italia

Pubblicazione:lunedì 28 marzo 2011

Torna l'emergenza immigrazione (Ansa) Torna l'emergenza immigrazione (Ansa)


Solidarietà all'Italia, cui capita questa sfortunata disavventura. E anche se è vero che Roma non si è fatta in quattro quando in migliaia cercavano di passare in Spagna dalle enclavi di Ceuta e Melilla (quando il democratico Josè Louis Zapatero risolse a modo suo, sparando addosso ai disperati) o quando i guai capitavano ad altri, magari via terra, è chiaro ormai che la tragedia dell'Africa del Nord stia diventando la cartina al tornasole della fragilità dell'Occidente e dei suoi miti.

Non è una data-come quella del 17 marzo, o una sfarzosa e compassata celebrazione che può tenere insieme il Paese e proteggerlo dalla sua disgregazione. Come non era l'unione della moneta unica (per altro anch'essa assai fragile visto che non si è caricata sulle spalle i debiti di ciascun paese) a trasformare 27 paesi in un corpo solo. Non era pura teoria cercare di costruire l'Europa partendo dalle sue radici, e cioè proprio da ciò che aveva unito nella realtà il suo corpo secoli prima. Non diverso è per l'Italia, perchè le sue radici non sono né in Mazzini né in Garibaldi, ma in quella storia cristiana che aveva già fatto un paese solo pur quando era diviso in staterelli.

Con quella storia presente è possibile guardare la realtà e affrontare anche una situazione difficile come quella che esiste oggi nel Mediterraneo. Sembra invece che in tutti gli schieramenti politici si preferisca sventolare bandiere e leggere il reale con slogan che non sono in grado di ingabbiarlo.
Con questo metodo per settimane si è preferito raccontare favole sul profumo di democrazia della rivoluzione dei gelsomini. E invece i tunisini cercavano altro profumo, quello del pane. Che laggiù manca e qui no...



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COMMENTI
28/03/2011 - In Toscana...eleganti chiacchere...per dire "ni"-2 (Alessandro La Rosa)

Di fronte ai tentennamenti e "scuse" del Sindaco di Firenze Renzi, e dei sindaci dei comuni confinanti, la Regione Toscana ha mantenuto finora un profilo basso che potrebbe indicare che il problema resta a carico dei comuni o che nelle stanze "istituzionali" del Presidente Rossi qualcuno capisce che la demagogia e gli slanci propagadistici cozzano con quella che è la realtà della situazione. Come ben sanno fare sindaci e governatori di sinistra scaricheranno tutto sul volontariato cattolico-Caritas in primis- sulla disponibilità delle parrocchie vicine ai centri di accoglienza e naturalmente sulle forze dell'ordine. Anche il centro Italia, ho fatto l'esempio della mia Regione, la Toscana,ha le sue "pecche" politiche perchè il problema-d'emergenza temporanea- dei profughi o clandestini- non va affrontato con la demagogia ma realisticamente e senza ansie e con spirito costruttivo, "unitario" appunto perchè ci sono centinaia di vite di persone che hanno bisogno di aiuto. Poi i pericoli di infiltrazioni terroristiche o criminali in genere questo è il compito delle forze dell'ordine e della nostra "intellegence" vigilare e porvi eventuale rimedio.

 
28/03/2011 - In Toscana...eleganti chiacchere...per dire "ni" (Alessandro La Rosa)

Nei giorni scorsi il Presidente della Regione Toscana Rossi (PD), lanciava una proposta alquanto demagogica che detta in soldoni dovrebbe garantire assistenza sanitaria e accesso alla casa anche per quelle famiglie immmigrate clandestine in attesa di regolarizzazione. Va bene l'accoglienza ma depurata dal veleno e demagogia tipicamente di sinistra. Alle celebrazioni per l'Unità d'Italia, lo stesso Rossi a Livorno, sembrava appena sbarcato con Garibaldi in Sicilia o preso un Punt e Mes-ricordate la famosa pubblicità di questo cognac di una ventina di anni fa con un attore che impersonava Camillo Cavour?- con Cavour, appunto, lanciandosi in una orazione della peggior retorica risorgimentale quando fino a ieri da buon ex Pci studiava forse Marx, sicuramente Togliatti e l'orgoglio di sentirsi comunisticamente sovietico piuttosto e vergognosamente italiano. Detto questo, quando uno dei luoghi per accogliere i clandestini o profughi, si trova a Firenze-l'ex Caserma del glorioso- qui mi piace la retorica- 77 Reggimento Lupi di Toscana- il sindaco Renzi ha vincolato la disponibilità a che la caserma passi al Comune, sindaci dei comuni limitrofi hanno fatto un giro di parole affermando che vanno fatti vari monitoraggi, verifiche anche perchè la Caserma non è subito disponibile. Risposta: un incerto e timoroso e ipocrita "ni". La sinistra smetta di fare morali agli altri con false e "pelose" solidarietà.

 
28/03/2011 - Chiaro (Diego Perna)

E' chiaro che lasciare i profughi o clandestini, come meglio si crede chiamarli, sull'isola di Lampedusa per molto tempo e facendo loro subire disagi di ogni genere, serve a far vedere nei media che l'Italia non è quel paese che essi sperano, che sia o meno la verità, nella speranza vana, di lega e compagnia, che altri disperati non tentino di fare il viaggio della speranza. Non vedo altre spiegazioni, e così anche i Lampedusani sono abbandonati a loro stessi così come accade a chi in Italia si trova in forte difficoltà, penso alle imprese, alle famiglie che perdono il lavoro, o che non ce la fanno più a sopportare il peso di una crisi economica nata altrove e che fa di tutto per mantenere ricchi i ricchi e poveri i poveri. Ma quando cavolo impareremo a guardare veramente tutto ciò che accade come possibilità di ricchezza, di bellezza. Pensate se la Sicilia si trovasse a fare da cerniera con un mondo arabo africano dove i popoli non sono più oppressi da dittature che sin'ora hanno fatto combutta con l'occidente a scapito della gente di quei luoghi , proprietari veri di quel suolo così ricco di materie prime e petrolio che tutti vogliono come fosse aria da respirare. Ho dato 50 cent a un lavavetri tunisino che aveva si e no sedici anni, nei suoi occhi c'era la stessa speranza e desiderio di bellezza che abbiamo avuto anche noi a quell'età e che ancora oggi vorrei per me e cerco ogni giorno che mi siano regalati di nuovo. Beh, che ci si possa aprire il cuore e lo sguardo.