BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IL CASO/ Sansonetti: caro Pd, se vuoi tornare a vincere salva Tedesco

Con il "caso Tedesco" il Pd si ritrova davanti a un grave dilemma. Sulla testa del senatore Pd pende infatti una richiesta di arresto. Che fare? L'analisi di PIERO SANSONETTI

Il senatore Alberto Tedesco (Imagoeconomica) Il senatore Alberto Tedesco (Imagoeconomica)

Con il “caso Tedesco” il Partito Democratico si ritrova davanti a un grave dilemma. Sulla testa del senatore Pd pende infatti una richiesta di arresto per concussione, corruzione, turbativa d’asta, abuso e falso nell’ambito di un’inchiesta sulla sanità pugliese. Che fare quindi? Schierarsi per il no all’arresto dopo aver zittito pochi giorni fa chi, anche nelle file dei Democratici, proponeva la reintroduzione dell’immunità parlamentare? O lasciare l’ex assessore pugliese Alberto Tedesco al suo destino, bollandolo come “mela marcia” e accontentando così l’area giustizialista dell’opposizione? «La continua oscillazione tra garantismo e giustizialismo colpisce purtroppo sia la destra che la sinistra - dice Piero Sansonetti a IlSussidiario.net -. Con l’irrompere della magistratura nell’arena politica su questi temi si prende posizione ormai in base alla convenienza proprio perché i giudici costituiscono uno dei soggetti politici in campo. Detto questo, la sinistra non deve avere alcun imbarazzo, la richiesta dei giudici è del tutto risibile e provocatoria».

Gli elementi in mano agli inquirenti sembrano essere però molto pesanti?


Si vada a fondo delle indagini sulla sanità in Puglia e si accertino tutte le responsabilità, non si può però chiedere che il Parlamento permetta l’arresto di un parlamentare senza motivo e a distanza di anni dall’avviso di garanzia. Ognuno faccia il suo mestiere nel rispetto delle regole. Da tempo sostengo infatti la necessità di reintrodurre l’immunità parlamentare, anche se in questi giorni leggo ricostruzioni fantasiose su ciò che era la Prima Repubblica.

A cosa si riferisce?

Sul Fatto Quotidiano di ieri Alexander Stille portava ad esempio delle virtù di quei tempi le dimissioni spontanee del ministro Carlo Donat-Cattin motivate, a suo dire, dalla notizia che il figlio facesse parte di una formazione estremistica.
Le cose andarono diversamente: Marco Donat-Cattin era un componente della banda armata Prima Linea. Secondo l’accusa il ministro aveva fatto scappare il figlio su suggerimento del Presidente del Consiglio, Francesco Cossiga, perché le forze dell’ordine erano sulle sue tracce. Né Cossiga né Donat-Cattin furono però giudicati per favoreggiamento del terrorismo proprio perché il sistema di garanzie della Prima Repubblica non permetteva alla magistratura nemmeno di avvicinarsi al potere esecutivo. Non c’era infatti solo l’immunità parlamentare, ma anche un Tribunale dei ministri molto diverso da quello che invoca in questi giorni Berlusconi. Oggi è composto da giudici estratti a sorte, allora era una sorta di commissione parlamentare che sostitutiva la magistratura. Per questo dico che non si può fare l’elogio della Prima Repubblica e sostenere allo stesso tempo che l’immunità viola i principi costituenti. 

Ad ogni modo il Pd ha escluso l’ipotesi di una sua reintroduzione. Secondo lei ha ragione il dalemiano Velardi: la sinistra oggi è “totalmente succube dei magistrati, aizza il popolo contro Berlusconi offrendo il destro al peggior giustizialismo”?


COMMENTI
04/03/2011 - Non sfuggire ai processi. (Giuseppe Crippa)

Trovo sempre interessante leggere i ragionamenti di Sansonetti, a maggior ragione quando maieuticamente dipanati da Carlo Melato, ma molto raramente sono d’accordo con lui. Mi ritrovo invece totalmente nell’osservazione di Marco Ferri: basta con una politica autoreferenziale, fatta da privilegiati per privilegiati! Chiunque venga accusato si sottoponga a processi che siano giusti (e ci mancherebbe!) e veloci (ma senza prescrizioni). Però nell’attesa nessuna dimissione: vale la presunzione di innocenza. Colgo l’occasione per esternare i sensi della mia stima e della mia simpatia ad Oscar Giannino, che mi rammarico di non leggere da tempo su questo giornale, che ho appreso oggi essere indagato per un reato simile a quello addebitato a Tedesco (turbativa d’asta). Coraggio, caro Giannino, tenga duro: ne uscirà splendidamente!

 
03/03/2011 - la casta (marco ferri)

il ragionamento fila, ma la gente comune è stanca dei privilegi della politica. Perchè le prigioni scoppiano di povera gente a cui non si fanno i processi, mentre ai politici a processo non ci vanno mai. Si facciano leggi che garantiscano processi equi e veloci e i politici indagati, si dimettano e vengano processati, vengano anche introdotte norme sugli abusi dei giudici. uniper garantismo non fa che accrescere il giustizialismo e una avversione per la politica e i politici.