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SCENARIO/ Formigoni: la comunità internazionale intervenga contro la Francia

Sarkozy, in prima linea nell'intervento militare in Libia (Imagoeconomica) Sarkozy, in prima linea nell'intervento militare in Libia (Imagoeconomica)


Innanzitutto non ci sono stati sbilanciamenti. L’Italia ha portato avanti con grande realismo, dal Dopoguerra ad oggi, una politica di amicizia con i paesi arabi e con Israele. Siamo al centro del Mediterraneo ed è evidente che dobbiamo cercare di avere buoni rapporti con i nostri  vicini. C’è stata continuità politica. Hanno fatto scalpore, infatti, le immagini di Berlusconi e Gheddafi, ma ci sono anche quelle di D’Alema e Prodi in compagnia del Rais. Anzi, Romano Prodi provò a firmare, senza riuscirci, quel trattato di pace firmato poi da Berlusconi.
L’episodio della videoconferenza, invece, è stato del tutto inaccettabile. Spero nasca dalla confusione del momento e dal tentativo improvvido dei tre paesi membri del Consiglio di sicurezza di ricucire i rapporti la Germania. Ad ogni modo è la conferma del grado di approssimazione con cui si stanno conducendo le operazioni.

Nel frattempo esplode l’emergenza immigrazione. Non solo per i flussi provenienti dalla Libia, ma anche da quelli che provengono dalla Tunisia. Come se non bastasse la Francia respinge i tunisini a Ventimiglia…

Il comportamento della Francia è vergognoso e inaccettabile. Stiamo parlando di un Paese che ha una colonia in Tunisia, che oggi è il massimo belligerante nell’operazione e che molto spesso si erge a paladino dei diritti umani. La comunità internazionale deve assolutamente intervenire.
L’emergenza immigrazione che l’Italia deve affrontare merita un ragionamento a parte.

Prego.

Innanzitutto occorre distinguere tra immigrati e profughi. Per quanto riguarda l’immigrazione extracomunitaria, infatti, ogni Paese ha fissato delle quote. L’Italia stessa accoglie ogni anno un numero prestabilito di persone ed è evidente che nessun Paese è in grado di accogliere tutti indiscriminatamente. Di conseguenza chi migra irregolarmente dev’essere sottoposto alle leggi. Diverso il discorso per quanto riguarda i profughi, persone che fuggono dalla patria perché è a rischio la loro vita e a cui viene riconosciuto uno status internazionale. Davanti a queste persone dobbiamo essere accoglienti, senza distinguo. Se uno sta affogando in mare non si perde tempo a discutere, prima di tutto gli si salva la vita…

Ma davanti ai primi segnali di questa emergenza come si stanno comportando le Regioni? I festeggiamenti per l’anniversario dell’unità nazionale hanno già lasciato spazio agli egoismi di campanile?

Davanti a un’emergenza umanitaria tutti, non solo le Regioni, devono tenere presente che la priorità è la salvaguardia della vita, alla luce di una visione cristiana e pienamente umana della persona. Per questo, ripeto, la Lombardia farà la sua parte. Chiedo però che siano scelti dei criteri ragionevoli nel dividersi questo impegno.

Qual è la sua proposta?


COMMENTI
30/03/2011 - concordo pienamente (attilio sangiani)

concordo con Formigoni ed anche con il commento che mi precede

 
30/03/2011 - Vogliamo un'Europa dei popoli e delle culture (Achille Cilea)

Se “l’Europa finanziaria” sta dimostrando di essere utile realtà,ben diversa riflessione va fatta con riferimento alla “unità europea” realizzata: l’Europa dei popoli sembra diventata una scommessa (nominale),il preambolo di un ideale protocollo per sognatori. Tale amara conclusione è convalidata dalla crisi libica,con la manifestata complessiva indifferenza degli stati (specie quelli ricchi) e l’emergere di un atteggiamento egemone da parte di Francia ed Inghilterra che hanno spinto verso l’opzione bellica nella prospettiva di far guadagni sulla pelle dei profughi con un cinismo ben lontano dalle regole solidaristiche.In tale circostanza l’Europa dei mercanti e dei diritti declamati mostra il suo vero volto:il cinismo e l’egoismo di cittadini che non vogliono arretrare dalla soglia di benessere conquistato. L’esclusione del riferimento alle radici cristiane dell’Europa dal “Preambolo della Carta Costituzionale”,evidentemente era avvertito come necessario per rendere meno gravosa l’indifferenza e più facile l’esercizio degli affari propri. Achille CILEA