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LETTERA/ Da Veggiano a Lampedusa, quanto valgono i "sogni" di Berlusconi?

Berlusconi ha promesso ieri la rinascita di Lampedusa. FRANCESCO JORI invita ad ascoltare gli abitanti di Veggiano o di uno dei tanti Comuni veneti finiti sott’acqua nell’autunno scorso

Il discorso di Silvio Berlusconi a Lampedusa (Ansa) Il discorso di Silvio Berlusconi a Lampedusa (Ansa)

Per referenze, contattare un qualche abitante di Veggiano. O di Monteforte d’Alpone. O di uno dei tanti Comuni veneti finiti sott’acqua nell’autunno scorso. Molti dei quali ritrovatisi a mollo pochi giorni fa. Prima di fregarsi le mani per le mirabolanti promesse del Cavalier GPM (Ghe Pensi Mi), che ha promesso di trasformare la loro isola da discarica umana a novello Eden, la gente di Lampedusa faccia una telefonata ai colleghi vicentini, veronesi, padovani; e si informi dello stato dell’arte dei radiosi destini preannunciati loro dal premier.

Il quale era calato in Veneto dopo l’abissale e contestatissimo ritardo con cui il resto d’Italia, governo in testa, si era accorto del disastro; ci era arrivato dopo aver lasciato passare il regolamentare week-end, sacro alla patria; aveva fatto la sua apparizione fianco a fianco dell’Umberto Bossi, essendosi accorto sia pure ai tempi supplementari che quella era una Regione a guida leghista. E dopo essersi esibito come novello Leopardi (“dipinte in queste rive/ son dell’umana gente/ le magnifiche sorti e progressive”) garantendo agli alluvionati un roseo futuro, aveva dato loro l’annuncio di un primo arrivo di 300 milioni; un decimo del necessario, per carità, ma come acconto niente male.

Sappiano i lampedusani, giusto per regolarsi, che cinque mesi dopo di quei soldi ne sono arrivati la metà, e che in buona parte non sono stati ancora spesi perché di mezzo c’è l’immarcescibile e sempiterna alluvione burocratica delle carte da compilare. Intanto, per l’appunto, c’è stato il bis del bagno forzato; e non a causa di un imprevisto monsone, ma di una mezza giornata di semplice pioggia. Con i sindaci di tutti i colori che protestano (inutilmente) a gran voce, perché con i loro cittadini si incontrano per strada, in municipio, al bar, tutti i santi giorni, e sono diventati loro malgrado i parafulmini della protesta. Al punto che uno di loro, una signora sindaco di Veggiano nel Padovano, ha già detto pubblicamente che alla scadenza del mandato non si ripresenterà, e tornerà a fare il suo lavoro. Perché lo Stato non può trattare in questa maniera un pezzo di Stato.