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LETTERA/ Da Veggiano a Lampedusa, quanto valgono i "sogni" di Berlusconi?

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Il discorso di Silvio Berlusconi a Lampedusa (Ansa)  Il discorso di Silvio Berlusconi a Lampedusa (Ansa)


Ecco perché i pacchi-dono del Cavalier GPM, ieri recapitati di persona a Lampedusa in gran spolvero mediatico, vanno maneggiati con cura: per evitare la delusione che si rivelino pacchi e basta, nel senso più deteriore del termine. Com’è accaduto a Napoli, dove l’emergenza rifiuti in queste ore si sta riproponendo per l’ennesima volta dopo gli impegni assunti dalla mascella volitiva del premier. O a L’Aquila, dove la ricostruzione rimane tuttora pressoché al palo, alla faccia delle piaggerie dei cortigiani mediatici di turno che ingaggiano perfino una falsa terremotata (ricompensata peraltro con la miserrima cifra di 300 euro) per imbastire l’indegna commedia andata in onda su Rete 4.

Ben più ricca di effetti speciali è stata la recita di ieri a Lampedusa: i cui abitanti la notte scorsa hanno potuto sognare navi, casinò, campi da golf; e adesso dovranno attrezzarsi a una nuova invasione, non più di scalcinati africani, ma di ricchi turisti pronti a riversare sull’isola una cornucopia di denari. E che tra gli altri benefit ne avranno uno negato ai loro colleghi veneti: anziché comprare casa in un’area ripetutamente a mollo del Veronese o del Padovano, il Cavalier GPM in quattro e quattr’otto ha fatto il rogito per una villa a Lampedusa. Dove, all’occorrenza, il suo proverbiale buon cuore così amorevolmente descritto dai suoi sodali potrà aprirsi, assieme alle porte della residenza, a intere comitive di rifugiati. Magari in fuga, anziché dalla Tunisia, da una Arcore troppo presidiata dai giudici.



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