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LIBIA/ Frattini: vi spiego cosa farà l'Italia per fermare la guerra

Pubblicazione:giovedì 31 marzo 2011

I lavori della Conferenza di Londra sulla Libia (Foto Ansa) I lavori della Conferenza di Londra sulla Libia (Foto Ansa)

Non ci sono piani, meno che mai ricette miracolose. Martedì abbiamo discusso con i nostri principali partner di idee e proposte per un orientamento della Comunità Internazionale sul dopo Gheddafi. È fondamentale la discussione collegiale e multilaterale, come lo è la convergenza sui principi di fondo. Intanto è stato messo a segno un risultato notevole: il gruppo di contatto sulla Libia, che si è riunito per la prima volta a Londra a livello dei Ministri degli Esteri, diventa un punto di riferimento stabile. Nella riunione è stato infatti deciso di istituire un gruppo di lavoro, a livello di alti funzionari, composto da una ventina di Paesi, che si riunirà periodicamente alternando le sedi tra capitali arabe e occidentali. E i prossimi appuntamenti saranno Qatar e, prima fra le capitali occidentali, Roma, quale riconoscimento del contributo imprescindibile dell’Italia per la soluzione della crisi libica.

Come valuta la posizione della Germania? E perché l’Italia non ha potuto tenere la stessa linea?

Conta quel che unisce: i principali Paesi europei, insieme con gli Stati Uniti, la Turchia, la Lega Araba e l’ Unione Africana - della cui assenza da Londra abbiamo preso atto con rammarico, ma che ci auguriamo si risolva a presentare le sue proposte partecipando alle riunioni con gli altri attori internazionali - debbono elaborare una strategia politica unitaria e condivisa. Siamo tutti d’accordo nel considerare la missione militare un mezzo per proteggere i civili, laddove il fine è la costruzione di una nuova Libia unita con il coinvolgimento di tutte le forze che vogliono costruire un cambiamento fondato sulla democrazia, il dialogo e il rispetto dei diritti umani. Ciò detto, l’Italia non poteva certo sottrarsi alle responsabilità che le derivano dalla sua naturale funzione di ponte - politico e culturale, più e prima ancora che militare - fra le due sponde del Mediterraneo.

I ribelli di Bengasi non hanno ancora espresso una valida alternativa a Gheddafi. Ritiene che questo problema potrà essere facilmente superato?

Noi sosteniamo che il popolo libico è e deve rimanere padrone del suo futuro. Per questo insistiamo molto sulla necessità di giungere al più presto a un cessate il fuoco e alla fine delle violenze sui civili: in tal modo si potranno porre le premesse per l’avvio di un dialogo politico e inclusivo di riconciliazione nazionale e per la successiva ricostruzione economica e sociale del Paese. Per quanto riguarda il Comitato Nazionale di Transizione di Bengasi, è un interlocutore sempre più credibile. Ha presentato una serie di punti, quali elezioni libere, uno stato laico, rispetto dei diritti, e ha confermato che saranno rispettati gli accordi assunti a livello internazionale. Penso che potrà contribuire a una continuità nell’azione del Paese, ma con la necessaria discontinuità nell’azione di governo. Sto valutando la possibilità di invitarlo in via informale alla riunione dei 5+5 che si svolgerà a Napoli il 13 aprile.

La comunità internazionale, e soprattutto la Francia, ha deciso di appoggiare la rivolta in Libia, ma non quelle contro altre dittature del Medio Oriente. Quali sono le ragioni di questa scelta?


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COMMENTI
01/04/2011 - OMOLOGAZIONE, PRESUNZIONE E CINISMO DELL'EUROPA (Vittorio Brambilla di Civesio)

Le bombe "umanitarie" sulla Libia sono state una cosa assolutamente irragionevole, che non serve a niente, ma hanno solo peggiorato la situazione. Fino a pochi mesi fa con Gheddafi tutti firmavano patti e contratti d'amicizia, ora si vuole eliminare quello con cui hai firmato: che ipocrisia!L'Italia di punto in bianco spazza via tutto: 40 anni di politica estera in Libia. Basta vedere gli ESITI per un GIUDIZIO: prima importavamo il 24% di petrolio e il 14% di gas e avevamo più di 100 imprese presenti, ora più niente, terra bruciata e guerra invece fra le nostre regioni per accogliere i profughi che ci manda Sarkozy,mantenuti dai contribuenti italiani: direi che per l'Italia è una disfatta totale, anzi Francia e GB in testa stanno scaricando sull'Italia tutte le conseguenze economiche e migratorie per danneggiarci (a loro dava fastidio il successo di Tremonti). Craxi e Andreotti erano stati molto più energici e si erano opposti anche agli USA con successo. Pertanto:1) niente più armi agli"insorti" dei vari Islam fondamentalisti che poi le rivoltano contro l'Italia e niente 007 USA,GB,FR: tali interventi militari sono in TOTALE CONTRASTO con la RISOLUZIONE ONU; 2)immediato cessate il fuoco e mediazione con Gheddafi ma NON A PAROLE ma andando di persona a Tripoli. E il Vescovo di Tripoli ha molto da insegnare a tutti! A tutti i presuntuosi europei che vogliono risolvere da soli prescindendo dalla conoscenza e dalla reltà dei luoghi. La corsa alla guerra è per il petrolio!

 
31/03/2011 - memoria (francesco scifo)

Tra le soluzioni proposte dal presidente americano Obama c'è quella di fornire armi a chi si rivolta contro il Governo Libico(cosa che sicuramente già avviene). Mi pare che il Ministro nella sua intervista non chiarisca la posizione dell'Italia sul punto. Spero che qualcuno prima di fornire armi legga le interviste che stanno rilasciando i Fratelli Musulmani a proposito di come intendono gestire le "rivoluzioni" in corso in Nord Africa. La storia recente afgana spiega bene contro chi vengono poi rivolte tali armi, forse il Dipartimento di Stato lo ha già dimenticato, vediamo di non scordarlo anche noi. Sarebbe bene invece che l'Italia spingesse per un cessate il fuoco immediato, con eventuale interposizione di caschi blu dell'Unione Africana e interventi umanitari. Nessuno si chiede perchè la Germania sia rimasta neutrale pur essendo nella Nato, perchè non facciamo questa domanda al Ministro Frattini?

RISPOSTA:

Gentile lettore, la ringrazio per il suo interessante commento. Se va a pagina 2 dell'intervista al ministro Frattini, può trovare la seguente domanda (con relativa risposta): "Come valuta la posizione della Germania? E perché l’Italia non ha potuto tenere la stessa linea?" Pietro Vernizzi