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Politica

SCENARIO/ 2. Quelle due debolezze che rafforzano l’asse Bossi-Berlusconi

Silvio Berlusconi e Umberto Bossi (Foto Ansa)Silvio Berlusconi e Umberto Bossi (Foto Ansa)

Il loro, ovviamente, è un serrare le fila che nasce dalla somma di due debolezze, di qui anche l’uscita anti Vitali di Ghedini, alla vigilia della lunga disfida con la Procura di Milano. Bossi e Berlusconi sanno che andare al voto adesso non sarebbe cosa. Meglio preparare le urne quando saranno eventualmente in grado di vincere. Anche i due leader leggono i sondaggi, respirano l’aria che sale dal Paese, a cominciare dalle province nordiste frustrate da una crisi interminabile, i tagli ai Comuni, le tasse che restano esose e un federalismo Godot che non arriva mai.

 

Ruby e le feste di Arcore pesano sugli umori della base leghista e su quel voto di opinione tendenzialmente di centrodestra, ma che a Silvio non ha mai affidato le chiavi del proprio destino. Tornare al voto adesso sarebbe un mezzo suicidio. Il forzaleghismo rischierebbe se non la sconfitta certamente una vittoria mutilata. C’è bisogno dunque di raccogliere le forze e tentare un mini rilancio economico, vicende giudiziarie permettendo.

 

Questo impone che i due dioscuri si puntellino a vicenda e tirino dritto sulla base del baratto “federalismo in cambio di Ruby”. Tu Umberto mi stai vicino e mi sostieni contro gli attacchi della procura di Milano, io Silvio metto il tuo federalismo davanti a tutto e tutti in Parlamento, a colpi di fiducia, spingendomi persino a infilarmi nel taschino un fazzoletto verde. Tanto da fare dire a Fini, malizioso, che ormai il vero premier è Bossi.