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Politica

MANOVRE/ Così il Pd si incarta sul "papa straniero"

Il quadro politico sembra aver cambiato orizzonte. La maggioranza è davvero in grado di rilanciare la propria azione? E il centrosinistra da dove può ripartire? Paolo Franchi

Romano Prodi (Imagoeconomica)Romano Prodi (Imagoeconomica)

«Il quadro politico ha cambiato orizzonte rispetto alle ultime settimane. La discussione sul rimpasto ha preso il posto di quella sulle elezioni anticipate e tutti sembrano convenire: il governo reggerà. Tutte le forze, di conseguenza, sono impegnate nel ripensamento della propria strategia. Purtroppo però, i nodi che andavano sciolti restano ancora tutti da sciogliere. Per questo, a mio parere, si è persa l’ennesima grande occasione». Paolo Franchi inizia la sua analisi con IlSussidiario.net, senza grosse speranze su una nuova stagione di riforme. «L’unico obiettivo che sembra potersi porre il governo è quello di durare, mentre la sinistra per risolvere il dilemma della leadership e della alleanze è di nuovo tornata all’ipotesi del “papa straniero”».

La “frustata” all’economia, la riforma della giustizia e il federalismo alla fine rimarranno soltanto dei buoni propositi?

Le forze che hanno “rimpolpato” la maggioranza negli ultimi tempi dovranno avere la loro ricompensa. Il rimpasto perciò ci sarà e in tempi brevi. Sul piano delle riforme l’unica certezza è il federalismo: anche se a colpi di fiducia si andrà fino in fondo, come è stato promesso alla Lega. Sull’economia e soprattutto sulla giustizia non è ancora emersa invece una strategia chiara da parte del governo. Si procede a tentoni e retromarce verso un nulla di fatto. Il conflitto tra Presidente della Camera e Presidente del Consiglio è invece destinato a durare nel tempo. Un’eterna partita muscolare senza sbocco politico che non farà altro che avvelenare il clima.

Secondo Gianfranco Fini è Bossi il vero premier di questa seconda fase della legislatura.

Il Presidente della Camera in parte ha ragione. La Lega ha evitato la crisi e ora ha in mano le chiavi del governo. Nel Pdl tutti quelli che, in privato, confidano il proprio disagio nei confronti di un partito e di una maggioranza senza più una guida sicura evidentemente hanno perso l’occasione di rimettere tutto in discussione.
Detto questo, Fini da tempo ha perso la sua battaglia. La sua operazione è sembrata fin da subito una pistola con una sola pallottola. Il fatto è che il 14 dicembre la mira ha fatto cilecca. In questi giorni poi ha ammesso il suo più grande errore: lasciare in eredità a Berlusconi la destra italiana. Ora non può certo sperare di riprendersela, al centro Casini ha un grande vantaggio su di lui, se si illudesse invece di seguire Granata e soci sull’ipotesi di una destra che va a sinistra ricorderebbe  malinconicamente Rauti, ma con vent’anni di ritardo…

Quali sono a suo parere invece i treni persi dal centrosinistra?