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FINE VITA/ 1. Binetti: una legge laica con riferimenti di ispirazione cristiana

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UNA LEGGE LAICA CON RIFERIMENTI DI ISPIRAZIONE CRISTIANA

 

Giovanni Paolo II, testimone del coraggio con cui si può affrontare una malattia cronica grave e progressiva, è stato citato tante volte a proposito di questa legge, spesso a sproposito, stravolgendo il suo pensiero e la sua stessa storia personale. Nel 1995 nell’enciclica Evangelium vitae, al paragrafo 64 afferma: “Oggi, in seguito ai progressi della medicina e in un contesto culturale spesso chiuso alla trascendenza, l'esperienza del morire si presenta con alcune caratteristiche nuove…. la sofferenza appare come uno scacco insopportabile, di cui occorre liberarsi ad ogni costo. La morte…. diventa una «liberazione rivendicata» quando l'esistenza è ritenuta ormai priva di senso, perché immersa nel dolore e inesorabilmente votata ad un'ulteriore più acuta sofferenza….. In un tale contesto si fa sempre più forte la tentazione dell'eutanasia, cioè di impadronirsi della morte, procurandola in anticipo e ponendo così fine «dolcemente» alla vita propria o altrui. In realtà, ciò che potrebbe sembrare logico e umano, visto in profondità si presenta assurdo e disumano....”.


Mentre condanna l’eutanasia Giovanni Paolo II ne dà anche una corretta definizione, proprio come chiede la Commissione Giustizia nella formulazione del suo parere: “Per un corretto giudizio morale sull'eutanasia, occorre innanzitutto chiaramente definirla. Per eutanasia in senso vero e proprio si deve intendere un'azione o un'omissione che di natura sua e nelle intenzioni procura la morte, allo scopo di eliminare ogni dolore. «L'eutanasia si situa, dunque, al livello delle intenzioni e dei metodi usati». E’ la volontà di procurare la morte che connota esattamente cosa sia l’eutanasia e per questo Giovanni Paolo II definisce con chiarezza anche cosa debba intendersi per accanimento terapeutico: ”Da essa va distinta la decisione di rinunciare al cosiddetto «accanimento terapeutico», ossia a certi interventi medici non più adeguati alla reale situazione del malato, perché ormai sproporzionati ai risultati che si potrebbero sperare o anche perché troppo gravosi per lui e per la sua famiglia…. “


E’ l’intenzione con cui si persegue un determinato fine che prima di tutto lo connota sotto il profilo morale e per questo Giovanni Paolo II continua dicendo: “Fatte queste distinzioni, in conformità con il Magistero dei miei Predecessori e in comunione con i Vescovi della Chiesa cattolica, confermo che l'eutanasia è una grave violazione della Legge di Dio, in quanto uccisione deliberata moralmente inaccettabile di una persona umana. Tale dottrina è fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della Chiesa ed insegnata dal Magistero ordinario e universale”… La condanna dell’eutanasia si estende ovviamente a quanti la rendono possibile con la loro collaborazione: “Condividere l'intenzione suicida di un altro e aiutarlo a realizzarla mediante il cosiddetto «suicidio assistito» significa farsi collaboratori, e qualche volta attori in prima persona, di un'ingiustizia, che non può mai essere giustificata, neppure quando fosse richiesta. ….. l'eutanasia deve dirsi una falsa pietà, anzi una preoccupante «perversione» di essa: la vera «compassione», infatti, rende solidale col dolore altrui, non sopprime colui del quale non si può sopportare la sofferenza.”.



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COMMENTI
08/03/2011 - ottimo e chiarissimo questo articolo. Purtroppo .. (attilio sangiani)

anche in campo cattolico c'è chi ( come Agnoli,Palmaro,mons.Negri,...)si agita a favore di una "non legge",ritenendo che la legislazione penale vigente sia sufficiente per mettere al riparo dalla deriva eutanasica. Costoro non tengono conto di quanto è esposto chiaramente nell'articolo:1) la sentenza di Cassazione sul caso Englaro,che ha già avuto diverse applicazioni; 2)sul piano pratico,infatti, ha maggiore effetto la interpretazione che il sistema giudiziario dà delle norme di legge. Giudici collocati in posizioni-chiave,non solo in Italia,vanificano i divieti o i comandi,quando non siano spinti nel dettaglio. Il divieto di "uccidere il consenziente" viene aggirato con la sospensione della alimentazione,(liquida e solida),considerata "terapia",che l'ammalato o chi decide per lui,può rifiutare. Invece la alimentazione, con mezzi adeguati,come cannucce,sondini o altro,che si usano normalmente con i traumatizzati negli arti superiori o comunque incapaci di portare cibo alla bocca,è semplicemente "cura della persona",non "terapia",anche se praticata da personale medico o paramedico. Questo è il punto su cui la legge può veramente fermare la deriva eutanasica,Corte Costituzionale permettendo.....