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Politica

FINE VITA/ 1. Binetti: una legge laica con riferimenti di ispirazione cristiana

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

Il dialogo con i moderati che la legge non la vogliono, ma non vogliono neppure l’eutanasia. In queste ultime settimane tra il fronte di quanti sostengono che occorre una legge per dire un no chiaro e fermo all’eutanasia e quanti invece sostengono che una legge che non depenalizzasse l’eutanasia è una legge inutile, sta nascendo un altro gruppo numeroso di soggetti la cui posizione è sintetizzabile in due semplici proposizioni: No all’eutanasia, ma no anche ad una legge che inevitabilmente pone dei paletti che sembrano irrigidire il rapporto medico-paziente, il rapporto malato-familiari, ecc… Su questo fronte si stanno collocando autorevoli personaggi del mondo politico, in particolare nel Partito democratico, dove appare evidente la volontà di non rimanere schiacciati sulle posizioni radicali che chiedono la depenalizzazione dell’eutanasia. Non vogliono la legge e invocano uno stop all’attuale dibattito politico-parlamentare. Nessun passaporto per l’eutanasia, nessuna giustificazione per l’accanimento terapeutico; profonda la convinzione che la relazione del malato con il medico possa e debba costituire l’alveo naturale in cui si prendono insieme decisioni serene ed equilibrate.


La loro posizione, dopo l’intervento della magistratura nel caso Englaro e il pressing dei radicali, che si sono spinti a considerare incostituzionale una legge che dice un No chiaro e tondo all’eutanasia, corre il rischio però di rimanere un semplice auspicio, già scavalcato dalla volontà aggressiva di chi ha già spinto il paese verso una china rischiosa. Una china che inizia in modo accattivante con un inno ad una libertà senza confini, prosegue con la richiesta di depenalizzazione dell’eutanasia, per formulare la teoria che l’eutanasia possa essere considerata al pari di una terapia. A questo punto si può diffondere la convinzione che se la legge lo consente, allora è cosa buona e giusta, fino a condizionare in modo strisciante e pervasivo i malati spingendoli a chiedere la morte anticipata, per non essere e non sentirsi di peso alla famiglia e alla società.


Il no alla legge che molti di loro chiedono era lo stesso no alla legge che qualche anno fa caratterizzava il dibattito tra la gente comune, in particolare in casa cattolica, dove non sembrava proprio che ci fosse bisogno di una legge. Da sempre le decisioni quando il malato non era più in grado di intendere le avevano prese insieme i familiari e il medico di famiglia, tenendo conto dei desideri del malato e  di quanto lo sviluppo della medicina consentiva in quel momento. In linea con quanto chiedono oggi i fautori della non-legge. Ma tra ora ed allora si è posta con una virulenza straordinaria non solo la vicenda di Eluana Englaro, ma la campagna sollevata da Piergiorgio Welby, da Luca Coscioni e da altri pazienti che fino a qualche mese fa premevano per ottenere subito la legge e poter staccare il famoso e spesso surreale sondino.. Tutte persone che hanno chiesto e preteso che questa legge fosse capace di sdoganare il diritto all’eutanasia. E’ a questa pretesa che l’attuale ddl dice un no chiaro e deciso.

 

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COMMENTI
08/03/2011 - ottimo e chiarissimo questo articolo. Purtroppo .. (attilio sangiani)

anche in campo cattolico c'è chi ( come Agnoli,Palmaro,mons.Negri,...)si agita a favore di una "non legge",ritenendo che la legislazione penale vigente sia sufficiente per mettere al riparo dalla deriva eutanasica. Costoro non tengono conto di quanto è esposto chiaramente nell'articolo:1) la sentenza di Cassazione sul caso Englaro,che ha già avuto diverse applicazioni; 2)sul piano pratico,infatti, ha maggiore effetto la interpretazione che il sistema giudiziario dà delle norme di legge. Giudici collocati in posizioni-chiave,non solo in Italia,vanificano i divieti o i comandi,quando non siano spinti nel dettaglio. Il divieto di "uccidere il consenziente" viene aggirato con la sospensione della alimentazione,(liquida e solida),considerata "terapia",che l'ammalato o chi decide per lui,può rifiutare. Invece la alimentazione, con mezzi adeguati,come cannucce,sondini o altro,che si usano normalmente con i traumatizzati negli arti superiori o comunque incapaci di portare cibo alla bocca,è semplicemente "cura della persona",non "terapia",anche se praticata da personale medico o paramedico. Questo è il punto su cui la legge può veramente fermare la deriva eutanasica,Corte Costituzionale permettendo.....