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Politica

SCENARIO/ 2. Caldarola: Bersani e l'assedio dei fratelli-coltelli

Veltroni, Vendola, Di Pietro, Renzi, Prodi... Per Pier Luigi Bersani, segretario del Partito Democratico, sotto attacco ora che di elezioni anticipate non si parla più. PEPPINO CALDAROLA

Pier Luigi Bersani (Imagoeconomica)Pier Luigi Bersani (Imagoeconomica)

Bersani non intende cambiare strategia. Nel Pd si è riaperta la discussione sul “che fare” dopo il fallimento del lungo tentativo di dare la spallata a Berlusconi. Non c’è al passivo solo il 14 dicembre, con il premier che ha trascinato dalla sua parte, con promesse varie, un nucleo di deputati avversari, ma c’è anche lo sfumare dello scioglimento anticipato delle Camere su cui  il segretario del Pd aveva fatto affidamento.

Adesso molti suoi compagni di partito gli presentano il conto e gli chiedono di cambiare strategia.  Il loro ragionamento è stringente: è finita la fase d’emergenza, quindi bisogna rimettere in discussione tutte quelle motivazioni che avevano ispirato la strategia delle alleanze e le tattiche di movimento del segretario. I veltroniani soprattutto vogliono mettere in discussione l’apertura al cosiddetto Terzo Polo. Non si accontentano soltanto di licenziare Fini e Casini, ma rimettono in discussione anche l’ipotesi dell’Ulivo bonsai con Vendola e Di Pietro.

Il loro refrain è sempre lo stesso: bisogna tornare al partito a vocazione maggioritaria, quello che tendenzialmente va da solo. Questa riproposizione della vecchia linea si accompagna al riemergere di Walter Veltroni che sulla Libia è tornato a sferzare i suoi compagni di partito. Si dice che anche D’Alema non sia soddisfatto dell’attuale gestione del partito, anche se appare molto difficile trovare punti di dissenso fra lui e il segretario.