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SCHOLZ (CDO)/ Un popolo di fronte alla sfida del cambiamento

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Ormai il sistema è consolidato. Una certa classe politica, una parte della magistratura e gran parte del giornalismo si alimentano con accuse reciproche in una autoreferenzialità insuperabile. In nome del futuro dell’Italia vengono coltivati i sospetti, enfatizzati i vizi, screditati gli avversari e indebolite le istituzioni. Personalismi e ideologie si impongono come criteri ultimi del dibattito pubblico, riducendo tutto a un’alternativa limitata al pro o contro.

 

Tutto questo non apre spazi alle domande che riguardano realmente il bene comune: solo raramente si parla di famiglia e di lavoro, di scuola o di impresa, mentre quasi in automatico tutto viene ridotto a questioni di schieramento partitico o personalistico e strumentalizzato per attaccare o accusare qualcuno. In questo triste gioco manca proprio quel soggetto che tutti pretendono di rappresentare: il popolo.

 

Il popolo che ce la fa ancora, ma a stento. Sono loro - madri e padri, lavoratori e insegnanti, professionisti e volontari - a far andare avanti l’Italia, seppur con crescente fatica. Nonostante l’assenza di reali sostegni alle famiglie, primo ammortizzatore sociale; nonostante un’enorme pressione fiscale per le imprese, motori di una possibile ripresa; nonostante una burocrazia, primo impedimento a una flessibilità reale di azione; nonostante tanti altri fattori che appesantiscono sempre di più la vita della gente (basti ricordare i 75 miliardi di euro di fatture non pagate dalla pubblica amministrazione). Certo, ci sono anche segnali di cambiamento politico. Ma sono deboli, troppo deboli.

 

Debole è diventato anche lo stesso popolo. La sua fatica del “nonostante” assomiglia più a una resistenza per la sopravvivenza che a una vitalità costruttiva. Ma soprattutto il popolo rischia di diventare una semplice somma di singoli individui, ancora legati da relazioni familiari o amicizie, certo, ma fondamentalmente soli, senza una socialità reale che vada oltre il privato. Così ci troviamo di fronte, da una parte, a un individualismo che cede facilmente all’illusione che la politica possa e debba risolvere i drammi della vita e, dall’altra, a uno Stato che con un debito pubblico alle stelle non riesce più - se mai ci sia riuscito - a soddisfare le attese quasi messianiche nei suoi confronti. Ma è proprio questa passività la base di quella “audience” fatta di milioni di spettatori che assistono impotenti a liti continue che in realtà non risolvono nulla.


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COMMENTI
20/03/2011 - tipo di uomo (angelo canavese)

Leggendo l’articolo, mi viene da pensare che sia incompleto pensare ad un tipo di uomo al potere, cattivo e prepotente, da una parte, e ad un altro tipo di uomo, indifeso, che fa parte del popolo: i politici e gli uomini di potere che abbiamo sono espressione di come e’ il popolo: un popolo diseducato produce uomini di potere diseducati che a loro volta rialimentano la diseducazione. Sono d’accordo quindi che il desiderio innato di bellezza e giustizia, sia la chiave per uscire da questa (io ritengo) spirale negativa, nei termini citati nell’articolo: che si esprime appunto in gruppi di persone insieme, animate da questo desiderio e che generano un tipo di uomo nuovo.

 
10/03/2011 - Curare l'"Agora'" (Lorenzo Moretti)

Mi trova d'accordo la constatazione che nel popolo esistono tante espressioni positive di tenacia e impegno per il bene comune ma devo constatare anche che i padroni della piazza sono da tempo persone che sono al lavoro per l'esclusione, la denigrazione, l'emarginazione dei soggetti piu' virtuosi in una competizione distruttiva che distrugge la socialita' nelle nostre comunita'. Dobbiamo ammettere che anche il popolo e' ammalato e nell'Agora' non riescono a emergere i comportamenti e le espressioni piu' virtuose distruggendosi la socialita' delle nostre comunita': il risultato e' l'atomizzazione negli individui ed in entita' sociali basilari (la famiglia, il privato...) non organizzate mentre invece la costruzione sociale richiede organizzazioni complesse e con il contributo di tutti. Personalmente anche io mi sono ritirato a vita privata e trovo la serenita' nelle folle anonime dei centri commerciali del nostro sistema mercatista globalizzato: impegnarsi nell'agora' richiede dosi di masochismo che la mia eta' non mi consente piu'.

 
09/03/2011 - Educazione (Diego Perna)

... È per questa ragione che è utopistico pensare che la politica possa compiere una svolta senza un popolo che prenda coscienza di sé e del suo valore, richiamando la politica stessa al compito primario di servirlo. Cambiare la politica è possibile solo a chi non ne è condizionato... Che il popolo ne prenda coscienza, anche attraverso un'educazione come si dice subito prima, sembra che a questa maggioranza dia fastidio, ovunque ci si volti a guardare, giornali o tv in genere, si assiste allo starnazzare di chi ad ogni costo difende le proprie posizioni ideologiche e di parte.Certo il clima è esasperato, le reazioni sono spesso istintive, ma non è sempre così, a volte l'atteggiamento di irrisione e l'aggressione dell'avversario è programmato da prima. Chi con Scholz condivide il pensiero e si trova in trasmissioni televisive o scrive sui giornali, lo dovrebbe manifestare apertamente e non gridare o scuotere sempre la testa. Forse ascoltare l'avversario è più utile che aggredirlo, anche perchè la calma è la virtù dei forti, cioè di coloro che hanno a cuore il bene comune. Invece sembra prevalere l'arrampicarsi sugli specchi e ciò il popolo, non lo giustifica, sia cosciente o meno del valore che ha o dovrebbe avere.Se potessi, suggerirei a chi interviene nelle trasmissioni tv, di non dare l'impressione che governare sia lo scopo ultimo della sua vita, perchè ciò è molto diseducativo, e le persone lo capiscono ( spero).