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SCHOLZ (CDO)/ Un popolo di fronte alla sfida del cambiamento

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Da dove ricominciare? Alcuni anni fa, un vasto numero di personalità italiane di cultura ed estrazione sociale diverse hanno firmato un appello per l’educazione il cui contenuto principale era una frase di don Luigi Giussani: «Se ci fosse un’educazione del popolo tutti starebbero meglio». In effetti, è proprio questa educazione che manca: educazione quindi, purché con questa parola non intendiamo la pura applicazione di regole comportamentali.

 

Educazione è il riconoscimento e la valorizzazione del bene che ogni persona è, per il semplice fatto che esiste. Educare vuol dire “portare fuori” il meglio che c’è “dentro” ogni singola persona, aiutarla affinché possa esprimere al meglio i suoi talenti e, prima ancora, quel desiderio inscritto nella sua umanità. Quando il Censis nel suo ultimo rapporto ha notato che «tornare a desiderare è la virtù civile necessaria per riattivare una società troppo appagata e appiatita» non si riferiva certo a quegli istinti e quella emotività che riducono l’umanità, ma a quel desiderio di bellezza, giustizia e verità che la esaltano, e che si esprime nell’aspirazione di essere utili al mondo e al prossimo, di poter costruire una vita degna pur dentro la fatica, di condividere i bisogni degli altri: questi desideri oggi sono troppo offuscati e hanno davvero bisogno di essere “pro-vocati”, ridestati perché possano esprimere una responsabilità.

 

Il modo per ridestarli non è certo l’imposizione di un sistema etico o di nuove regole, bensì la proposta di una vita più creativa, più meritevole e più interessante rispetto allo “scontro tra fazioni” imposto dal quotidiano spettacolo mediatico. Ma questa riscoperta può accadere solo in quei contesti di vita condivisa - gruppi, associazioni, sindacati, movimenti - dove è possibile accorgersi che il vero desiderio di ogni persona è quello di costruire insieme, giorno per giorno, una vita più compiuta. Famiglie e imprese, opere non profit e ospedali, centri di assistenza e università: il bene comune, a cui il popolo stesso non sa più guardare, viene generato da questa socialità reciproca che valorizza il singolo e lo rende capace a sua volta di sostenerla.

 

«Lo Stato moderno si basa su presupposti che lui stesso non è in grado di generare», ha detto Ernst-Wolfgang Böckenförde. È per questa ragione che è utopistico pensare che la politica possa compiere una svolta senza un popolo che prenda coscienza di sé e del suo valore, richiamando la politica stessa al compito primario di servirlo. Cambiare la politica è possibile solo a chi non ne è condizionato.


COMMENTI
20/03/2011 - tipo di uomo (angelo canavese)

Leggendo l’articolo, mi viene da pensare che sia incompleto pensare ad un tipo di uomo al potere, cattivo e prepotente, da una parte, e ad un altro tipo di uomo, indifeso, che fa parte del popolo: i politici e gli uomini di potere che abbiamo sono espressione di come e’ il popolo: un popolo diseducato produce uomini di potere diseducati che a loro volta rialimentano la diseducazione. Sono d’accordo quindi che il desiderio innato di bellezza e giustizia, sia la chiave per uscire da questa (io ritengo) spirale negativa, nei termini citati nell’articolo: che si esprime appunto in gruppi di persone insieme, animate da questo desiderio e che generano un tipo di uomo nuovo.

 
10/03/2011 - Curare l'"Agora'" (Lorenzo Moretti)

Mi trova d'accordo la constatazione che nel popolo esistono tante espressioni positive di tenacia e impegno per il bene comune ma devo constatare anche che i padroni della piazza sono da tempo persone che sono al lavoro per l'esclusione, la denigrazione, l'emarginazione dei soggetti piu' virtuosi in una competizione distruttiva che distrugge la socialita' nelle nostre comunita'. Dobbiamo ammettere che anche il popolo e' ammalato e nell'Agora' non riescono a emergere i comportamenti e le espressioni piu' virtuose distruggendosi la socialita' delle nostre comunita': il risultato e' l'atomizzazione negli individui ed in entita' sociali basilari (la famiglia, il privato...) non organizzate mentre invece la costruzione sociale richiede organizzazioni complesse e con il contributo di tutti. Personalmente anche io mi sono ritirato a vita privata e trovo la serenita' nelle folle anonime dei centri commerciali del nostro sistema mercatista globalizzato: impegnarsi nell'agora' richiede dosi di masochismo che la mia eta' non mi consente piu'.

 
09/03/2011 - Educazione (Diego Perna)

... È per questa ragione che è utopistico pensare che la politica possa compiere una svolta senza un popolo che prenda coscienza di sé e del suo valore, richiamando la politica stessa al compito primario di servirlo. Cambiare la politica è possibile solo a chi non ne è condizionato... Che il popolo ne prenda coscienza, anche attraverso un'educazione come si dice subito prima, sembra che a questa maggioranza dia fastidio, ovunque ci si volti a guardare, giornali o tv in genere, si assiste allo starnazzare di chi ad ogni costo difende le proprie posizioni ideologiche e di parte.Certo il clima è esasperato, le reazioni sono spesso istintive, ma non è sempre così, a volte l'atteggiamento di irrisione e l'aggressione dell'avversario è programmato da prima. Chi con Scholz condivide il pensiero e si trova in trasmissioni televisive o scrive sui giornali, lo dovrebbe manifestare apertamente e non gridare o scuotere sempre la testa. Forse ascoltare l'avversario è più utile che aggredirlo, anche perchè la calma è la virtù dei forti, cioè di coloro che hanno a cuore il bene comune. Invece sembra prevalere l'arrampicarsi sugli specchi e ciò il popolo, non lo giustifica, sia cosciente o meno del valore che ha o dovrebbe avere.Se potessi, suggerirei a chi interviene nelle trasmissioni tv, di non dare l'impressione che governare sia lo scopo ultimo della sua vita, perchè ciò è molto diseducativo, e le persone lo capiscono ( spero).