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SCHOLZ (CDO)/ Un popolo di fronte alla sfida del cambiamento

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Se il lavoro e l’impegno pubblico non diventano espressione di questo desiderio educato, si rimarrà soggiogati dalle condizioni politiche e sociali e non si sarà mai in grado di modificarle. Se il popolo non dimentica se stesso e recupera la fiducia nel bene che ognuno è, nella sua unicità, allora si può uscire dalla gabbia dei dibattiti apparentemente variegati, ma sostanzialmente omologati, per tornare a guardare a quei luoghi dove qualcosa di nuovo si palesa: le tante esperienze di positività intorno a noi, che testimoniano come la maggiore fedeltà a se stessi sia quella di non tradire il proprio desiderio di costruire sempre e ovunque.

 

Un popolo così, capace di riconoscere e indicare a tutti le esperienze positive che lo circondano, fatto da persone che si mettono insieme non per andare contro qualcuno o qualcosa, ma per costruire giorno per giorno pezzi di vita nuova, saprà ridestare una società civile caratterizzata da intraprendenza audace e paziente e da creatività coraggiosa e perseverante, indipendentemente dal colore politico al potere.

 

In base a queste stesse esperienze, la gente saprà anche fare le sue scelte politiche con sobrietà, cosciente del fatto che spesso è proprio il “minus malum” a essere la soluzione migliore. Rifiutando quindi di ridurre la politica a una sterile ma fastidiosa battaglia tra neo-puritani e post-libertini, costringendola invece a mettersi al servizio di una società attiva, che vive dell’impegno di ognuno per il bene di tutti.

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COMMENTI
20/03/2011 - tipo di uomo (angelo canavese)

Leggendo l’articolo, mi viene da pensare che sia incompleto pensare ad un tipo di uomo al potere, cattivo e prepotente, da una parte, e ad un altro tipo di uomo, indifeso, che fa parte del popolo: i politici e gli uomini di potere che abbiamo sono espressione di come e’ il popolo: un popolo diseducato produce uomini di potere diseducati che a loro volta rialimentano la diseducazione. Sono d’accordo quindi che il desiderio innato di bellezza e giustizia, sia la chiave per uscire da questa (io ritengo) spirale negativa, nei termini citati nell’articolo: che si esprime appunto in gruppi di persone insieme, animate da questo desiderio e che generano un tipo di uomo nuovo.

 
10/03/2011 - Curare l'"Agora'" (Lorenzo Moretti)

Mi trova d'accordo la constatazione che nel popolo esistono tante espressioni positive di tenacia e impegno per il bene comune ma devo constatare anche che i padroni della piazza sono da tempo persone che sono al lavoro per l'esclusione, la denigrazione, l'emarginazione dei soggetti piu' virtuosi in una competizione distruttiva che distrugge la socialita' nelle nostre comunita'. Dobbiamo ammettere che anche il popolo e' ammalato e nell'Agora' non riescono a emergere i comportamenti e le espressioni piu' virtuose distruggendosi la socialita' delle nostre comunita': il risultato e' l'atomizzazione negli individui ed in entita' sociali basilari (la famiglia, il privato...) non organizzate mentre invece la costruzione sociale richiede organizzazioni complesse e con il contributo di tutti. Personalmente anche io mi sono ritirato a vita privata e trovo la serenita' nelle folle anonime dei centri commerciali del nostro sistema mercatista globalizzato: impegnarsi nell'agora' richiede dosi di masochismo che la mia eta' non mi consente piu'.

 
09/03/2011 - Educazione (Diego Perna)

... È per questa ragione che è utopistico pensare che la politica possa compiere una svolta senza un popolo che prenda coscienza di sé e del suo valore, richiamando la politica stessa al compito primario di servirlo. Cambiare la politica è possibile solo a chi non ne è condizionato... Che il popolo ne prenda coscienza, anche attraverso un'educazione come si dice subito prima, sembra che a questa maggioranza dia fastidio, ovunque ci si volti a guardare, giornali o tv in genere, si assiste allo starnazzare di chi ad ogni costo difende le proprie posizioni ideologiche e di parte.Certo il clima è esasperato, le reazioni sono spesso istintive, ma non è sempre così, a volte l'atteggiamento di irrisione e l'aggressione dell'avversario è programmato da prima. Chi con Scholz condivide il pensiero e si trova in trasmissioni televisive o scrive sui giornali, lo dovrebbe manifestare apertamente e non gridare o scuotere sempre la testa. Forse ascoltare l'avversario è più utile che aggredirlo, anche perchè la calma è la virtù dei forti, cioè di coloro che hanno a cuore il bene comune. Invece sembra prevalere l'arrampicarsi sugli specchi e ciò il popolo, non lo giustifica, sia cosciente o meno del valore che ha o dovrebbe avere.Se potessi, suggerirei a chi interviene nelle trasmissioni tv, di non dare l'impressione che governare sia lo scopo ultimo della sua vita, perchè ciò è molto diseducativo, e le persone lo capiscono ( spero).