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Politica

Fini riceve l'Anm: magistrati pilastro di legalità

Fini ha ricevuto, nelle vesti di presidente della Camera, l’Associazione nazionale magistrati. Entrambi erano stati, ieri, oggetto di una pesante accusa lanciata dal premier Berlusconi. 

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

Fini ha ricevuto, nelle vesti di presidente della Camera, l’Associazione nazionale magistrati. Entrambi erano stati, ieri, oggetto di una pesante accusa lanciata dal premier Silvio Berlusconi dal palco di un convegno del Pdl, che aveva denunciato una patto scellerato tra la terza carica dello Stato e i giudici. Un patto eversivo – secondo Berlusconi - finalizzato al blocco della riforma della giustizia (invisa alla magistratura) e alla paresi dall’attività di governo. «Il rispetto reciproco tra le Istituzioni è la premessa indispensabile per la salvaguardia dello Stato di diritto e per la leale collaborazione tra i poteri dello Stato», ha esordito il numero uno di Montecitorio nell’accogliere i vertici dell’Anm. «Nell'architettura costituzionale voluta dai padri costituenti la magistratura, non solo ordinaria, rappresenta il vero pilastro a salvaguardia dei principi di legalità a difesa di tutti i cittadini», ha aggiunto. Il capo di Fli, rivolgendosi alla delegazione guidata da Luca Palamara e Giuseppe Cascini, rispettivamente presidente e segretario del sindacato delle toghe, ha manifestato «vivo apprezzamento» per la «posizione istituzionale assunta in questi giorni». In particolare, il presidente della Camera bassa, nel corso dell’incontro durato una quarantina di minuti, avrebbe recepito la «fibrillazione istituzionale» denunciata dall'associazione. «Al presidente della Camera abbiamo rappresentato tutta la gravità del momento e il forte stato di preoccupazione della magistratura», ha riferito Palamara, ribadendo come i magistrati non intendano «farsi trascinare sul terreno politico di scontro», dal momento che la magistratura non è «un soggetto politico». Il clima incandescente, in particolare, non sarebbe imputabile a un “contenzioso” tra Berlusconi e i giudici, ma «a un ben più grave problema di fibrillazione delle istituzioni, alle quali ci siamo rivolti e anche quelle alle quali non ci siamo rivolti: mi riferisco esplicitamente a istituzioni cui la Costituzione fa esplicito riferimento come il ministro della Giustizia». La medesima posizione era stata assunta dal segretario Cascini che si era detto convinto, nel corso della trasmissione In Mezz'ora, che il ministro della Giustizia, dell'Interno e degli Esteri non potessero continuare a stare ad assistere inermi alla sortite berlusconiani.