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Politica

SCENARIO/ Tremonti-Lassini, le due "facce" di un Berlusconi diviso

Dopo il Caso Lassini e le proposte del deputato Ceroni nella maggioranza si è aperto il "caso Tremonti". Che scenari si aprono per la maggioranza? L'analisi di ANGELO PICARIELLO

Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Ansa)Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Ansa)

La maionese è impazzita. L’oscuro deputato marchigiano Ceroni si ripropone, giusto per segnalarsi agli occhi del premier, di inserire la centralità del Parlamento all’art. 1, ma in realtà meglio avrebbe fatto - per esplicitare il suo obiettivo - a parlare di centralità della maggioranza e del governo, visto come è messa oggi l’istituzione parlamentare, costretta di fatto a operare come organo di ratifica dei provvedimenti dell’esecutivo. E dunque l’obiettivo della strampalata proposta altro non era se non quello di salvaguardare questa funzione di ratifica acritica di fronte ai rischi di mancata promulgazione dei provvedimenti da parte del Capo dello Stato.

C’è poi il temerario Lassini che si inventa un manifesto, con l’analogo intento di compiacere il premier che aveva parlato di magistrati eversivi, e poi inscena una telenovela tutt’altro che conclusa sulle dimissioni promesse - rinviate - impossibili - col rischio che il delicatissimo ballottaggio che si profila a Milano potrebbe giocarsi proprio su questa oscura figura destinataria (siamo pronti a scommetterci) di un cospicuo quanto imbarazzante numero di consensi.

Infine Tremonti. Diciamola tutta, la figura del ministro dell’Economia inizia ad essere e non da oggi un po’ ingombrante, per non dire altro, agli occhi di Berlusconi, ma il premier sa anche che con lui deve limitarsi agli sfoghi privati con i fedelissimi, troppo importante è diventato infatti il ruolo di Tremonti, non solo per la tenuta del rapporto con la Lega, ma soprattutto, simbolicamente, per la tenuta dei nostri conti, dove lui spende in maniera anche ostentata la sua figura sul piano internazionale al cospetto di un crollo verticale di credibilità delle nostre istituzioni per le ragioni che tutti sanno.

Berlusconi dal canto suo, assediato com’è da una lotta senza quartiere della magistratura milanese contro di lui, si vede costretto a privilegiare, comprensibilmente, obiettivi di sopravvivenza che si chiamino processo breve o amministrative, rispetto ai grandi temi enunciati e mai perseguiti.


COMMENTI
23/04/2011 - (contnuo) (celestino ferraro)

Se non vogliamo fare la fine della Grecia, dell’Islanda, dell’Irlanda, della Spagna, del Portogallo (edotte dal fallimento argentino), non possiamo che plaudire all’azione risparmiatrice del nostro Tremonti (riconosciuta validissima dalla comunità internazionale), e stigmatizzare l’estemporaneità di qualche ministro che rivendica una spesa più facilona là dove la razionalità di certi interventi sarebbe sufficiente ad equilibrarla per ciascun dicastero. Certo, le clientele premono, il ministro si preoccupa della fase elettorale e sa bene che se le ruote non sono ben unte, il carro non procede e una splendida carriera potrebbe finire fra i dì che furono con grande nostalgia. Ma non sarebbe diverso se lo Stato fallisse e Galan (e colleghi) dovesse dar conto della sua sprovvedutezza. Celestino Ferraro

 
22/04/2011 - ci vuole un'italia (francesco taddei)

non è solo una questione di conti! il cosiddetto bene pubblico non si raggiunge senza un'idea di comunità del popolo italiano. e ciò sottintende merito, responsabilità per chi fa bene e pene per chi spreca. o così o non se ne esce. non basterà fare meglio i conti senza un'idea di comunità di destino.

 
22/04/2011 - Berlusconi affannato paciere (Galan contro Tremont (celestino ferraro)

Un certo infantilismo economico contagia la presunzione di alcuni ministri, si sentono in diritto di reclamare coram populo il loro dissenso nei confronti del ministro Tremonti. La politica economica di questo Quintino Sella del XXI secolo, li costringerebbe a stringere la scarsella dei loro budget ministeriali per neghittosità del Tesoro. Una lotta sorda contro il ministro scorre carsica e in superficie, e sembra quasi che Giulio Tremonti goda come un invasato quando può sforbiciare i conti dei vari ministeri. Insomma, lo sballo dei conti dello Stato sarebbe un’invenzione di Tremonti e i colleghi del Consiglio dei Ministri ostentano una sicumera politica che accusa il “despota” di quella insensibilità sociale che li costringerebbe a piatire i foraggiamenti per le loro necessità di spesa. È certo che l’importanza di un ministro si misura dal budget che è in grado di manovrare. Nessun ministro con portafoglio è disponibile a essere rigoroso con le sue spese e le ristrettezze imposte dal Tesoro sembrano il capriccio di un economista che vuol farsi bello nei confronti della Comunità Europea. Non mi pare che si possa essere buoni ministri se non ci si è resi consapevoli che i conti dello Stato sono sull’orlo del fallimento. Un debito elefantiaco fagocita oltre 50 miliardi di euro all’anno di interessi. Se non vogliamo fare la fine della Grecia, dell’Islanda, dell’Irlanda, della Spagna, del Portogallo, non possiamo che plaudire all’azione del nostro Tremonti, e stigmatizzare