Politica
mercoledì 27 aprile 2011
Mentre continua il tentativo di rovesciare il governo per via extraparlamentare, come se certa stampa e certa magistratura esprimessero la volontà popolare, chi è chiamato a governare, invece di farlo con serietà, preferisce attizzare, insieme a un’opposizione rissosa, un clima di scontro continuo. Il risultato è che anche il senso delle prossime consultazioni elettorali viene stravolto, mentre sembra che un’azione politica consista nell’operare, più o meno ideologicamente, una scelta di campo tra schieramenti, a prescindere da come vengono trattati i contenuti. Invece, anche nella prossima tornata elettorale, proprio sui contenuti si giocano concezioni contrapposte che determinano pesantemente la nostra vita quotidiana. Come recita un recente volantino della Cdo, il bene per tutti e per ciascuno si costruisce facendo delle nostre città luoghi per una convivenza fra persone libere e interessate al bene comune, alla ricerca della giustizia e della bellezza, aperta alla solidarietà e alla carità. Per questo, continua la Cdo, le sfide sono enormi: migliorare i servizi alla persona basandoli, laddove è possibile, sulla libertà di iniziativa e di scelta; saper rispondere ai bisogni dei meno abbienti e dei malati; riequilibrare aree produttive, abitative (tante case sfitte e mancanza di abitazioni per giovani, anziani, studenti, meno abbienti), e aree verdi fruibili (non un verde frazionato in piccole inutili aiuole); garantire trasporti senza inquinamento; garantire servizi di buona qualità e a un prezzo non esoso a riguardo di gas, acqua, energia, raccolta rifiuti; garantire servizi educativi, ricreativi, sportivi; difendere e promuovere cultura e arte che tanta importanza hanno nelle nostre città, non solo per scopi turistici. La sfida è immane, in un momento in cui il federalismo fiscale municipale dovrebbe costringere i comuni a diminuire i loro sprechi. Gli orientamenti ideali con cui vengono operate le scelte sono sinteticamente tre. Il primo è il vecchio statalismo, che per qualcuno sembra non tramontare mai, e per qualcun altro pare rappresentare la possibilità di un nuovo potere locale.
raccolta di generi di prima necessità e distribuzione a famiglie in disagio economico non come operatori sociali che adempiono un servizio filantropico, ma come persone che incontrano persone, nato non da un progetto a tavolino ma da una solidarietà tra vicini; c'è ancora. E ci sono ancora altre iniziative in cui persone di fronte a un bisogno proprio o incontrato, lì dove sono, si mettono assieme; poi le istituzioni ne verificano la qualità e danno delle sovvenzioni perché l'iniziativa è efficace – che è molto di più che efficiente. Ci sono ancora… io, con la mia identità; voglio continuare ad esserci, non voglio favorire con un voto chi – magari in buona fede (e sarebbe peggio) – mi pianifica dall'alto, sa lui cosa ci vuole per me, magari dai risultati di un questionario su Internet che chiunque può compilare (ma solo qualcuno ha formulato e solo qualcuno ne conteggia le risposte). Un po' come se il Comune avesse stabilito che io e mia moglie eravamo pronti per sposarci quel certo giorno, che avremmo potuto concepire un figlio dopo sette mesi, che così ci sarebbe stato un posto all'asilo nido,…
Quarant'anni di voto tappandosi il naso è il rendiconto apparente delle mie vicende elettorali, nella costrizione della "scelta" per il meno peggio. Eppure la famiglia marito-moglie-figli (quella della Costituzione, che chiede l'assunzione di responsabilità di fronte alla società nel contratto del matrimonio se si vogliono i doveri-diritti conseguenti, ma ancor più quella che consente non solo al genere umano di avere un futuro, di non rinchiudersi a riccio guardandosi l'ombelico delle proprie pulsioni, ma generare ed educare in una situazione psicologica non disturbata nuovi esseri che possano anche loro vivere l'avventura della vita) c'è ancora – ed è l'unica riconosciuta. Un consultorio familiare sorto liberamente in quartiere, che alle persone singole o coppie o famiglie disadattate o con problemi psicologici offre percorsi di accompagnamento non come "casi clinici" ma come "persone"; che segue donne extracomunitarie e le loro famiglie nell'affrontare l'inserimento nel lavoro, nella scuola dei figli, nella gestione della casa, nell'imparare la lingua; che accompagna settimanalmente o anche più spesso se serve ragazze e donne che, pur in una maternità rifiutata, non vogliono abortire; anche gratuitamente, grazie anche ai contributi fondamentali delle istituzioni, c'è ancora. Un luogo di (segue)
le sue parole non fanno una grinz,anzi allargano il cuore ma, alla fine, quando dice che sono un aiuto per la giusta scelta cominciano i dubbi:alla luce di quelle parole qual'è la scelta giusta ? Attuarla è quasi impossibile!Mettere una croce su un simbolo o su un nome diventa pesante,pesante...!
Ben detto Vittadini! Quando ci vuole, ci vuole. Articoli così dovrebbe leggerli tutta Italia. Mi fido di uomini come lui.
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