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ELEZIONI/ Vittadini: un criterio per scegliere

Pubblicazione:mercoledì 27 aprile 2011 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 27 aprile 2011, 12.20

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Secondo questa impostazione, l’amministrazione pubblica dovrebbe, da sola, rispondere a tutti i bisogni di ordine pubblico, gestendo direttamente ogni servizio di cui ha responsabilità, mentre ogni intervento privato o di realtà sociali viene bollato come fonte di distorsione dei fondi pubblici e contro l’interesse della gente, soprattutto povera. Il regime statalista vigente nel nostro Paese da decenni ha invece prodotto deficit di bilancio ormai non più sostenibili, inefficienza e scarsa qualità dei servizi, sacche di rendita e strapotere di politici tanto pieni di promesse, quanto incapaci di far fronte ai compiti cui sono chiamati.
Il secondo orientamento è quello della privatizzazione selvaggia, che vede nelle mere dinamiche di mercato le forze capaci di dare risposta ai problemi. Tale impostazione non considera il fallimento delle prime privatizzazioni nel nostro Paese (bipartisan!), la responsabilità di queste idee nella crisi finanziaria degli ultimi anni e, soprattutto, che certi beni sociali non possono essere amministrati massimizzando un utile d’impresa da dividere fra gli azionisti. 
Un terzo ordine di criteri con cui gestire la “cosa pubblica” è quella della sussidiarietà solidale, che comporta un’alleanza tra ente pubblico, privati e realtà sociali e sottolinea la valorizzazione dell’iniziativa operosa di tutti per il bene comune. Questa è la strada che ha permesso nei secoli, ad esempio a Milano, uno sviluppo diffuso, attraverso l’accoglienza di immigrati da tutto il mondo, che hanno saputo integrarsi e diventare milanesi. Nel capoluogo lombardo - che vale come esempio di un modello vigente in molte altre città e paesi italiani - in epoche diverse, realtà di privato sociale non a fine di lucro come la Ca’ Granda (Ospedale Maggiore), la Banca Popolare di Milano, la Cassa di Risparmio delle Province Lombarde, l’Umanitaria, le Società di mutuo soccorso, il Don Gnocchi, oppure realtà culturali nate non pubbliche come la Scala o il Piccolo Teatro, realtà universitarie come la Bocconi o la Cattolica, si sono affiancate agli imprenditori “storici” che hanno fatto le grandi imprese milanesi. 


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COMMENTI
21/05/2011 - Ci sono ancora - 2^ parte (Daniele Scrignaro)

raccolta di generi di prima necessità e distribuzione a famiglie in disagio economico non come operatori sociali che adempiono un servizio filantropico, ma come persone che incontrano persone, nato non da un progetto a tavolino ma da una solidarietà tra vicini; c'è ancora. E ci sono ancora altre iniziative in cui persone di fronte a un bisogno proprio o incontrato, lì dove sono, si mettono assieme; poi le istituzioni ne verificano la qualità e danno delle sovvenzioni perché l'iniziativa è efficace – che è molto di più che efficiente. Ci sono ancora… io, con la mia identità; voglio continuare ad esserci, non voglio favorire con un voto chi – magari in buona fede (e sarebbe peggio) – mi pianifica dall'alto, sa lui cosa ci vuole per me, magari dai risultati di un questionario su Internet che chiunque può compilare (ma solo qualcuno ha formulato e solo qualcuno ne conteggia le risposte). Un po' come se il Comune avesse stabilito che io e mia moglie eravamo pronti per sposarci quel certo giorno, che avremmo potuto concepire un figlio dopo sette mesi, che così ci sarebbe stato un posto all'asilo nido,…

 
21/05/2011 - Ci sono ancora (Daniele Scrignaro)

Quarant'anni di voto tappandosi il naso è il rendiconto apparente delle mie vicende elettorali, nella costrizione della "scelta" per il meno peggio. Eppure la famiglia marito-moglie-figli (quella della Costituzione, che chiede l'assunzione di responsabilità di fronte alla società nel contratto del matrimonio se si vogliono i doveri-diritti conseguenti, ma ancor più quella che consente non solo al genere umano di avere un futuro, di non rinchiudersi a riccio guardandosi l'ombelico delle proprie pulsioni, ma generare ed educare in una situazione psicologica non disturbata nuovi esseri che possano anche loro vivere l'avventura della vita) c'è ancora – ed è l'unica riconosciuta. Un consultorio familiare sorto liberamente in quartiere, che alle persone singole o coppie o famiglie disadattate o con problemi psicologici offre percorsi di accompagnamento non come "casi clinici" ma come "persone"; che segue donne extracomunitarie e le loro famiglie nell'affrontare l'inserimento nel lavoro, nella scuola dei figli, nella gestione della casa, nell'imparare la lingua; che accompagna settimanalmente o anche più spesso se serve ragazze e donne che, pur in una maternità rifiutata, non vogliono abortire; anche gratuitamente, grazie anche ai contributi fondamentali delle istituzioni, c'è ancora. Un luogo di (segue)

 
03/05/2011 - commento (vera filippone)

le sue parole non fanno una grinz,anzi allargano il cuore ma, alla fine, quando dice che sono un aiuto per la giusta scelta cominciano i dubbi:alla luce di quelle parole qual'è la scelta giusta ? Attuarla è quasi impossibile!Mettere una croce su un simbolo o su un nome diventa pesante,pesante...!

 
29/04/2011 - Buon criterio. (claudia mazzola)

Ben detto Vittadini! Quando ci vuole, ci vuole. Articoli così dovrebbe leggerli tutta Italia. Mi fido di uomini come lui.