BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Politica

LIBIA/ 2. Formigoni: le bombe sono sbagliate, il governo ascolti il Papa

L'Italia e la svolta in Libia (Imagoeconomica)L'Italia e la svolta in Libia (Imagoeconomica)


Non so cosa succederà e nessuno può saperlo. Quando però si parte per operazioni di questo tipo, con le armate di Gheddafi ben dislocate sul territorio e con insediamenti nelle città e in mezzo alla popolazione civile, il timore è che a prevalere siano gli scenari peggiori. Da questo punto di vista è drammatica l’intervista che Mons. Martinelli ha rilasciato all’Ansa. 

Quale diventa ad ogni modo l’obiettivo della missione? La caduta di Gheddafi non rischia secondo lei di aprire le porte alla guerra civile tra tribù nemiche?

Una guerra tra tribù mi sembra già avviata, o comunque alle porte, e certamente gli interventi militari dall’esterno rischiano fortemente di accelerarla.

Secondo molti commentatori a incidere su questa “svolta” del governo sarebbe stata la pressione di Obama da un lato e la visita di Jalil ( il Presidente del Consiglio di Transizione di Bengasi) dall’altro. Ha prevalso in pratica la tentazione di far dimenticare la nostra passata vicinanza al Rais?

Che abbia pesato l’insistenza della Nato e di Obama è riportato anche nelle dichiarazioni ufficiali del Governo italiano, ma la stessa politica di Obama e della Nato in questo ultimo messe ha avuto molte oscillazioni. Mi sembra che la politica del mondo nel suo complesso non sia contrassegnata da lucidità, lungimiranza e saggezza.

Lei ritiene il Consiglio di Transizione un interlocutore credibile?

Devo constatare che questo Consiglio è ormai riconosciuto dalla grande parte dei Paesi del mondo, anche se alcuni grandi Paesi continuano a non riconoscerlo. Tuttavia, l’opinione pubblica è stata pochissimo informata di quale sia la vera impostazione politica e culturale del Consiglio di transizione, forse anche perché mancano indagini e notizie precise in proposito.

Crede a chi sostiene che con la sconfitta di Gheddafi si risolverà anche l’“emergenza immigrazione”?  


COMMENTI
27/04/2011 - Guerra? (claudia mazzola)

Come si fa ad essere prima amici di un dittatore, e poi a bombardarlo? Credo che fare politica in questo modo sia sbagliato. Far politica è difficile, e io ho la massima stima di chi la fa; è senz'altro più facile tirare bombe.