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Politica

SCENARIO/ 1. Folli: Bossi-Berlusconi, una tregua "armata" che sa tanto di addio

Berlusconi e Maroni (Imagoeconomica)Berlusconi e Maroni (Imagoeconomica)


Non esiste più una maggioranza politica. Se l’alleato più importante del Presidente del Consiglio al termine dell’incontro tra Berlusconi e Sarkozy dichiara “siamo una colonia francese” non credo infatti che abbia ancora senso ragionare di maggioranza numerica, di rimpasti rinviati o di transfughi acquisiti. Il risultato del vertice si può certamente discutere, e a mio avviso non è stato né disastroso né brillante, ma i toni usati non lasciano dubbi in questo senso. Se la partita si giocherà ancora una volta tutta nel campo del centrodestra, sarà soltanto perché l’opposizione è riuscita a dividersi anche in un frangente simile.

Il centrosinistra torna però ad attaccare compatto sul tema del nucleare.

A questo proposito devo dire che le dichiarazioni di Berlusconi effettivamente mi hanno stupito. Se ragioniamo nei termini di una comunicazione politica tradizionale, un premier non avrebbe mai dovuto dire che la moratoria era soltanto uno stratagemma che aveva solo lo scopo di congelare la discussione per riproporla qualche anno dopo.
D’altra parte, anche in passato Berlusconi ha dimostrato di voler seguire logiche diverse e probabilmente oggi non vuol rischiare di compromettere il rapporto con la Francia e con i possibili investitori.

Ci aspetta perciò un finale di campagna elettorale all’insegna dello scontro tra schieramenti e di quella “scelta di campo” che, come ha scritto ieri Giorgio Vittadini, rischia di stravolgere il senso delle prossime consultazioni elettorali?

Purtroppo sì. Condivido infatti la preoccupazione presente nell’articolo di Vittadini: porre ancora una volta al centro della contesa elettorale il tema della sussidiarietà penso che sia necessario perché è su questo che si decide la possibile fuoriuscita da uno statalismo soffocante. È un appello che dovrebbe interrogare tutte le forze politiche spingendole a confrontarsi sul futuro di uno stato moderno che non voglia essere costantemente soffocato dal debito e che abbia intenzione di trovare nuove strade di sviluppo, uscendo dagli schemi classici che ci hanno condotto a queste strettoie. 
Il voto amministrativo dovrebbe riguardare i problemi reali più che l’odio e l’ideologia. Se i candidati lo terranno presente sarà il modo più onesto che avranno di rivolgersi ai propri elettori.

(Carlo Melato)

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COMMENTI
28/04/2011 - OGNUNO PER SÉ, DIO PER TUTTI (celestino ferraro)

Scrive Gian Enrico Rusconi: “In Europa ognuno per conto suo”. Mai come in questo caso, l’aforisma “Meglio soli che male accompagnati”, calza a pennello. Se per far coro la nostra voce è utile, potremmo finanche soprassedere su certi punti di vista e far finta di non aver né sentito né visto quanta baraonda ci sia nel campo di “Agramante l’Africano”. “Angelica Merkel” fa la schizzinosa e non perde occasione per far sentire al povero Orlando (cavaliere senza macchia e senza paura) i suoi gridolini isterici d’innamorata delusa. “Rinaldo Sarkozy” bombarda l’Africano sperando che l’Angelica si rabbonisca e venga a più miti pretese, affascinata dalla fermezza d’Orlando ben deciso a sconfiggere Agramante. Per passione amorosa verso Angelica i due campioni, Orlando e Rinaldo, vengono alle mani, ed è proprio a Parigi che il dramma amoroso trova la sua conclusione: Angelica fra le braccia di Medoro Berlusconi. Scena orripilante che fa impazzire ancor di più Rinaldo Sarkozy. Muore in duello il saraceno (Rodomonte Gheddafi), ucciso da Ruggiero (Hussein Obama?). Insomma la faccenda è ingarbugliata e non è facile districarla. Da questo bailamme tenta di districarsi Medoro Berlusconi con gran disappunto di Bossi e la sua band di sassofonisti; l’accordo con Rinaldo Sarkozy è cacofonico e temo moltissimo che il “Miserere mei Deus” sarà presto intonato da Medoro Berlusconi: eroe ignoto caduto sul campo dell’Unione Europea. L’ennesima fregatura di “Agramante l’Africano” all’ultima spia