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SCENARIO/ 2. Da Craxi a Berlusconi, siamo ancora "ostaggi" del '93...

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Craxi a Milano (Imagoeconomica)  Craxi a Milano (Imagoeconomica)


Il “vuoto politico” è rappresentato dal fatto che a partire dal “caso Craxi” è cresciuta una dialettica anomala rispetto al resto dei paesi europei: prima con “Mani Pulite” si era cercato di disegnare una dialettica tra due poli che avessero come protagonisti gli ex comunisti e gli ex fascisti (le prime elezioni con il “maggioritario” nel ’93 con i duelli Bassolino-Mussolini e Rutelli-Fini). Successivamente, dopo la “discesa in campo di Berlusconi”, si sono creati due “poli” con molta sinistra a destra e molta destra a sinistra: il grosso dell’elettorato socialista nel centro-destra e dall’altra parte destra forcaiola mescolata a sinistra movimentista.

Man mano nel corso degli anni questo bipolarismo si è trascinato senza mai trovare il perno di partiti stabilizzati da un'identità politico-culturale e sociale. Da qui il “vuoto”. Abbiamo cioè non partiti, ma cartelli elettorali - liquidi, leggeri, carismatici, volubili - in perenne trasformazione secondo un contrapporsi sempre più avvelenato. Né il “Terzo Polo” sembra sbloccare la situazione dal momento che impernia strategia e identità su un comma della legge elettorale che potrebbe renderlo tecnicamente determinante.

Da un lato il centrodestra non è uscito da una dimensione carismatica legata non solo alla figura, ma allo stesso patrimonio del proprio leader (donde il candidarsi di Montezemolo come Paperon de’ Paperoni alternativo); dall’altro si registra il fallimento dell’unificazione Ds-Margherita con un Pd in mano a un gruppo ex berlingueriano che ha espulso non solo il riformismo socialista, ma anche quello comunista (la sconfitta di Ranieri a Napoli è stato uno  schiaffo ai “miglioristi”) e infine quello cattolico (come evidenziano le contestazioni a Bonanni) determinando rotture sindacali che non c’erano da decenni (nemmeno, appunto, in piena guerra fredda).
Uscire dal piano inclinato della “transizione infinita” e andare sulla strada maestra di un bipolarismo europeo richiede condizioni non scontate da una parte e dall’altra.

Il Pdl dovrebbe essere capace di evitare di avvitarsi in una sindrome di stato d’assedio (vedendo traditori dappertutto) e nello scandalismo (che aumenta tensione e veleni in modo inutile e controproducente dal momento che i gossip di sinistra finiscono in tribunale e quelli di destra nel cestino) lasciando alla fine l’identità politica della maggioranza alla Lega.
Nel Pdl c’è bisogno di maggior calma e di una più visibile convergenza in esso tra cattolici e liberalsocialisti. Mettere nel mirino Tremonti perché in Rai Petroni ha bloccato la Petruni non è un buon consiglio. Si sente la mancanza dei consigli di Baget Bozzo.


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COMMENTI
14/04/2011 - Il giorno delle monetine... (luisella martin)

...avrei voluto andarci anche io, a gettare le monetine a Craxi...Noi, gente comune, non avevamo capito. Davvero abbiamo creduto che Di Pietro fosse un grande uomo, sopratutto quelli di noi che non abitavano in Lombardia Nelle città vicine a Milano, infatti, la gente aveva potuto constatare che la giustizia si rivolgeva sempre verso i più ingenui, non contro i più scaltri! Ma i politici, quelli sì che avevano capito! Già allora...Berlusconi ha solo rivelato a tutti noi quello che la società colta e ricca sapeva già:che la corruzione aveva toccato tutte le istituzioni ed si era infiltrata anche in mezzo alla gente semplice che era pronta a pagare anche per ottenere il più elementare dei diritti! Certamente la maggioranza di noi italiani non é corrotta, anzi credo che il nostro sia un popolo buono e generoso,e forse é stato un uso esagerato e scorretto dei mezzi di informazione a farci perdere la fiducia nelle nostre idee e capacità,a farci credere che non c'erano più uomini giusti oltre noi stessi...Temo che oggi, ad essere ostaggi del '93 siano soprattutto i magistrati di Milano...