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SCENARIO/ 2. Così il Nord e Napolitano mettono nei "guai" Bersani

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Pier Luigi Bersani, Luigi De Magistris e Nichi Vendola (Imagoeconomica)  Pier Luigi Bersani, Luigi De Magistris e Nichi Vendola (Imagoeconomica)


Il giorno dopo il voto, soprattutto se verranno smentire le attese, il Pd dovrà riaffrontare l’annoso dilemma sulla sua leadership. Anche nel caso di un risultato positivo a Milano, con la battaglia nel secondo turno, e di un contenimento del danno a Napoli, con la supremazia di Morcone su De Magistris, il tema della leadership si rivelerà ineludibile. Se n'è accorto lo stesso Bersani che a “Porta a Porta” ha deciso di rompere gli indugi e di candidarsi ufficialmente come premier di una coalizione fondata su Pd, IdV e Sel, lasciando aperto lo spazio a un altro candidato in caso di convergenza con il Polo di centro.

È facile immaginare che si stia profilando lo scontro fra il governatore pugliese e il segretario con  Matteo Renzi ai bordi del campo che si sfila la tuta in attesa di giocare la sua partita.  Bersani ha quindi un assoluto bisogno di vincere fra domenica e lunedì. Deve da un lato dimostrare di aver sfondato il muro di Milano, ma anche di essere stato in  grado di rimettere in sella il centro-sinistra napoletano e di non subire colpi da parte della Lega a Bologna. Un vasto programma. Un insuccesso renderebbe difficile la sua navigazione e precipiterebbe il Pd in un nuovo scontro intestino dalle prospettive non immaginabili.

Sul partito grava anche la “damnatio” pronunciata dal Presidente della Repubblica che, commemorando Antonio Giolitti, ha giudicato l’attuale opposizione poco riformista galvanizzando le opposizioni interne. Finchè questa parte dello schieramento non risolverà i suoi problemi il post-Berlusconi tarderà ad arrivare, a meno che gli elettori milanesi non decidano di chiudere con l’esperienza del centro-destra mettendo Ko il premier. Anche questa volta, come in tutta la Seconda repubblica, sarà il Nord a decidere.



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