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FINE VITA/ Rizzoli (Pdl): così Lamberto Sposini mi ha convinto che una legge va fatta

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Il mio rapporto è quello che ho descritto. Sono stata invitata due o tre volte al suo programma, dove abbiamo dibattuto sul tema del fine vita, esprimendo due posizioni differenti.

 

Ebbene, qual è la sua?

 

Ho lavorato dieci anni in un dipartimento oncologico, spesso anche con malati terminali, e ho visto che quando si è vicini alla fine, difficilmente si auspica la morte. Io stessa sono stata sul punto di morire. Più volte. Avevo una malattia del sangue gravissima e ho dovuto subire un trapianto di cellule staminali. Prima, quando stavo in ospedale e andavo nei centri di rianimazione, guardando i pazienti in coma o in stato vegetativo, dicevo a miei colleghi: “se mi dovesse capitare una cosa del genere, non lasciatemi in quella situazione, ma aiutatemi a morire”. Poi, quando mi sono trovata realmente sul punto di morire (e da medico comprendevo ancora meglio a cosa stessi andando incontro), avevo un unico desiderio: quello di vivere. Io ho scritto quella lettera proprio ripensando alla mia esperienza. Si è trattato dell’occasione per mettere a fuoco quanto sta avvenendo alla Camera. Voglio precisare, tuttavia, un punto: Sposini non c’entra nulla col testamento biologico. Spero, infatti, che tra una settimana si sveglierà completamente.

 

Crede che la legge passerà alla Camera?

Sicuramente. E, sebbene alcuni di noi si asterranno, sono convinta che la legge sarà votata da molti deputati dell’opposizione. Anche se si tratta di una legge che nessuno avrebbe voluto. Il fine vita, infatti, è una questione delicatissima, e ogni caso clinico è diverso dagli altri. E’ quasi impossibile blindare un fine vita in alcune linee guida di una rigida legge. Ma, proprio il caso di Eluana ha reso necessario fissare dei punti perché si eviti, in futuro,  che un qualunque tribunale si sostituisca al legislatore e che decida per il cittadino e per il paziente.

 

A proposito, cosa ne pensa del caso Englaro?