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FINE VITA/ Rizzoli (Pdl): così Lamberto Sposini mi ha convinto che una legge va fatta

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Per la prima volta in Italia un tribunale amministrativo ha dato l’autorizzazione alla soppressione della vita di un paziente che, per la medicina, ero vivo. E’stato autorizzato un medico ad attuare una forma di eutanasia omissiva, con la sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione; questo ha fatto sì che il medico e lo stato contravvenissero al dovere inderogabile di curare le persone in tale situazione; tanto più che, paradossalmente, è le medicina stessa a provocare quella condizione…

 

Cosa intende?

 

Chi ha più di 50 anni non ricorda nella sua adolescenza persone in questo stato, perché semplicemente non esisteva. Prima, si moriva. Ora, per effetto di tecniche di rianimazione potentissime, rianimiamo anche quei pazienti che si trovavano sul filo della morte. Quelli che sono andati in sofferenza celebrale per tante ore, per più di una o due, spesso non si risvegliano. Ma è un calcolo che il medico rianimatore, mentre compie il suo dovere,  non può fare. Quando rianimiamo i pazienti, li rianimiamo tutti. Se su 100, uno non si risveglia, non possiamo certo sopprimerlo. Anche perché quel paziente, clinicamente, è vivo, non è in uno stato di morte celebrale.  Bisogna ricordare che lo stato vegetativo si evidenzia quando il coma si esaurisce.

 

I detrattori del testamento biologico sostengono che la legge rappresenti un diktat delle gerarchie vaticane. O che, quantomeno, la difesa della vita “a oltranza” è una posizione squisitamente cattolica, che attiene la sfera religiosa personale e non dovrebbe intaccare quella politica. Qual è la sua opinione, in merito?

 

Io, prima di essere una cattolica e una politica, sono un medico. E ho dedicato la mia vita alla sofferenza e alla malattia e sono stata addestrata e abilitata a custodire e a proteggere la vita, non a sopprimerla. Non posso che essere contro ogni forma di eutanasia, quindi, anche quella omissiva. Non potrei mai sopprimere un paziente. E, soprattutto, io, la flebo al paziente, la tolgo quando il paziente è morto. Togliere l’idratazione è una semplice crudeltà, che è mio compito evitargli in tutti i modi.



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