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LETTERA/ Così il Nord-est manda in tilt la Lega

Umberto Bossi (Foto: IMAGOECONOMICA) Umberto Bossi (Foto: IMAGOECONOMICA)

Certo, nessuna rottura traumatica è  alle viste. Ma il voto apre indubbiamente scenari di medio-lungo periodo: perché Bossi sta cominciando a toccare con mano che prezzo debba pagare il suo movimento all’alleanza di ferro con il Cavaliere, ingoiando di tutto, dai soldi al sud (Catania, Palermo, Reggio…) alla campagna acquisti in Parlamento a suon di poltrone da sottosegretario.

E soprattutto perché, col suo fiuto da indiscusso animale politico, si sente scappare di mano i consensi della sua base elettorale. C’è un dato in particolare che esce da questa tornata elettorale, per quanto riguarda il Carroccio: il cavallo di battaglia federalista paga molto meno di quanto i suoi dirigenti si attendessero. La gente comune vota Lega per gli immigrati, la sicurezza, le tasse, l’economia, la burocrazia; di un federalismo che verrà (e che intanto di fatto sta costando di più in fiscalità locale) non riesce ad entusiasmarsi.

Rimane importante per Bossi portarlo a casa, non c’è dubbio. Ma non al prezzo di difendere Berlusconi a tutti i costi. Se perdiamo a Milano è colpa sua, aveva detto di fatto anche se non in termini così espliciti il “senatùr” prima dell’apertura dei seggi. Appuntamento alla sera di lunedì 30 maggio, potrebbe essere l’ora dei conti.

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