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ELEZIONI/ 2. Ignazi (Il Mulino): così Pisapia ha tolto voti alla Moratti

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Silvio Berlusconi (Foto: ANSA)  Silvio Berlusconi (Foto: ANSA)

Ieri, nel corso dei lavoro parlamentari, la maggioranza è andata sotto cinque volte alla Camera. Sotto accusa finiscono i Responsabili, i più assenti dopo la pausa elettorale. Difficile dire se sia già un primo effetto del voto di Milano, che non mancherà di far sentire altre ripercussioni politiche.

Così, mentre Letizia Moratti si prepara ad un ballottaggio dove per battere Giuliano Pisapia dovrebbe colmare un divario di 7 punti percentuali e di 42mila voti, nella maggioranza le analisi sanno già di resa dei conti, anche se nelle intenzioni tutto viene rinviato al dopo voto. «Abbiamo sbagliato campagna elettorale»; «non ci faremo trascinare a fondo» sono le frasi lapidarie di Umberto Bossi, che domani incontrerà Berlusconi. Ilsussidiario.net ha parlato del voto con Piero Ignazi, ordinario di Scienza politica nell’Università di Bologna e direttore della rivista Il Mulino, celebre «pensatoio» e incubatore del riformismo italiano.

Professore, il voto di Milano ha sorpreso tutti. Nessuno si aspettava un Pisapia così forte e una Moratti così debole. Ma soprattutto, tutti si stanno chiedendo dove sono finiti gli 80mila voti che sono mancati al sindaco uscente (rispetto alle comunali 2006, ndr). 

Dopo l’affermazione di Pisapia il vero elemento politico rilevante è il crollo delle preferenze andate al capolista Pdl, cioè a Silvio Berlusconi. È questo il dato più sorprendente di tutti. Sia rispetto alle preferenze ottenute da lui in precedenza, sia rispetto ad altri capolista in altre città. A Bologna per esempio il capolista del Pd (Maurizio Cevenini, 13.247 voti, ndr) ha ottenuto una percentuale di preferenze superiore a quella di Berlusconi; ed è un personaggio locale, non il capo del governo. Poi viene il flop della Lega, che a Milano non ha raggiunto nemmeno il 10 per cento.

Come lo interpreta?

È un dato che mette in evidenza la marginalità del partito di Bossi. La Lega è cresciuta nelle piccole città, nei luoghi marginali appunto, ma non ha la caratura di un partito a dimensione nazionale e - da lunedì scorso - nemmeno metropolitana. È riemerso il grande handicap della Lega: un partito localistico, anche nel senso letterale del termine: legato alle piccole cose delle piccole località.

I voti ottenuti dalla Lega a Bologna non possono considerarsi un successo?



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