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ELEZIONI/ 2. Così il suicidio del Pd regala l'Italia a De Magistris

Pubblicazione:martedì 24 maggio 2011 - Ultimo aggiornamento:martedì 24 maggio 2011, 9.50

Luigi De Magistris (Foto Imagoeconomica) Luigi De Magistris (Foto Imagoeconomica)

E' tempo di molte parole e di frasi a effetto sui media. Si scrive in genere di “stato di tensione”. Dopo le amministrative di metà maggio, sembra che i media siano concentrati sul risultato dei ballottaggi a Milano e a Napoli  del  29 maggio. I media fanno il loro lavoro (spesso male) e registrano in ogni caso una parziale verità sui fatti e sugli umori dell'opinione pubblica. Al momento sembrano in trepida attesa di mettere il sigillo sul tonfo del berlusconismo a Milano e sulla ipotizzata e favorita vittoria del centrodestra a Napoli prima del 15 maggio, raffigurando i due fatti come una svolta epocale.
Ma anche se la bandiera di Letizia Moratti sarà ammainata a Palazzo Marino e non sarà issata quella di centrodestra a Palazzo San Giacomo a Napoli, non saranno finiti i guai italiani. E' una visione schematica, che non appartiene solo ai media italiani e stranieri. Ne è una prova che il più semplicistico dei pensatori deboli, Alberto Asor Rosa, riesce a immaginare che, togliendo di mezzo Silvio Berlusconi con un colpo di stato, si può risolvere il problema italiano.
In realtà l'impressione è che, con il voto di metà maggio, siano stati definitivamente devastati gli argini di un fiume disordinato e in piena che rappresenta la politica italiana dei “fondatori” della cosiddetta Seconda Repubblica. Hanno tentato, con una visione culturale provinciale, di modificare gli schieramenti italiani, semplificandoli secondo uno schema anglosassone. Di fatto, i “fondatori” li hanno moltiplicati questi schieramenti inserendovi pure cunicoli inspiegabili. Oggi, tra gli altri, esiste in Italia un “ex” comico che ha raggiunto il 10 percento in una città amministrata da oltre mezzo secolo dalla sinistra (la “dotta” Bologna) che predica su tutto e su tutti con una perentorietà inquietante. C'è un ex magistrato di “cause perse” (dichiarazione di alcuni suoi stessi colleghi) che distrugge l'opposizione a Napoli, che non lo voleva candidato, e insidia il candidato di centrodestra nella corsa alla poltrona di sindaco. Con toni differenti e più sobri, anche l'avvocato Giuliano Pisapia a Milano è riuscito a sconfessare prima del voto la nomination della sua parte politica e guida, al momento, la corsa su Letizia Moratti. Pisapia non è certo un novello “Masaniello”, ma è il referente al Nord del movimento di Nichi Vendola, del “vendolismo”, della contestazione da sinistra della sinistra ufficiale italiana, il Partito democratico, gli eredi del vecchio Pci, e dei loro “compagni di strada”, i catto-comunisti o cattolici di sinistra.
La sensazione è che la situazione sia “scappata di mano” a tutti e si affermi a tutto campo la linea dell'anti-politica perseguita con tenacia negli ultimi venti anni. Vista in questo contesto la situazione italiana non si caratterizza solo con il berlusconismo, che può essere considerato alla fine un epifenomeno di un disastro politico e antropologico molto più vasto.


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