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ELEZIONI/ 2. Così il suicidio del Pd regala l'Italia a De Magistris

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Luigi De Magistris (Foto Imagoeconomica)  Luigi De Magistris (Foto Imagoeconomica)

In altre occasioni un'altra ventata di antipolitica si è affacciata in Italia. Ma in genere gli italiani, se non in alcune drammatiche circostanze della loro storia, hanno sempre fatto scelte indispensabili e decisive. Nell'immediato dopoguerra, una classe dirigente capace e compatta riuscì a vanificare realtà come l'“Uomo qualunque” di Gugliemo Giannini e il “Partito della bistecca” di Corrado Tedeschi. Movimenti apertamente qualunquistici, che, guarda caso, si dichiaravano espressione della “società civile” e che erano apertamente schierati contro il sistema democratico dei partiti.
La situazione dell'immediato Dopoguerra italiano non è probabilmente paragonabile a quella attuale. Ma va detto che allora non c'era solo una classe dirigente, ma “scuole” che si preoccupavano di formare classi dirigenti e c'erano i partiti secondo tradizione italiana, con tanti difetti, ma anche tanti pregi. In fondo si riteneva in modo diffuso che la “Democrazia è un sistema impefetto - come diceva Churchill - ma sempre meglio degli altri sistemi”.
Il problema è che oggi c'è il vuoto, colmato da un esasperato presenzialismo, e da un personalismo feroce e inquietante, dove ogni logica politica viene dimenticata. L'“ex” comico Beppe Grillo può ottenere consensi quasi pleibiscitari in materia di energia, sostenendo che si può sostituire la benzina con l'acqua calda. Sull'onda dell'emotività, dopo il terremoto del Giappone, e il dramma degli impianti atomici di Fukushima obsoleti,  viene quasi scambiato per un eroe della battaglia contro il nucleare, affrontata in Italia ancora in termini confusi come ai tempi di Felice Ippolito.  
Nel dibattito delicato sulla giustizia in un Paese di diritto moderno regolato dai “Cheks and balances”, il magistrato Luigi De Magistris passa attraverso inchieste come “Poseidone”, “SpB”, “Why Not”, “Toghe lucane” senza ottenere risultati e ricevendo rimproveri dagli stessi magistrati. Riesce a mettere in crisi governi, a dimissionare ministri della Giustizia, a mettere una procura contro l'altra, a costringere lo stesso Presidente della Repubblica a intervenire, a istituzionalizzare ancora di più la “fuga di notizie” dalle procure e a trovare referenti in ambienti mediatici. E' il “figlio” del giustizialismo di Antonio Di Pietro e nell'Italia dei valori contesta a volte pure il “padre putativo” oltre che tutto il quartier generale della sinistra e dell'opposizione.


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