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Politica

ELEZIONI/ 2. Così il suicidio del Pd regala l'Italia a De Magistris

Luigi De Magistris (Foto Imagoeconomica)Luigi De Magistris (Foto Imagoeconomica)

Se un riformista di buon senso come Umberto Ranieri viene colto da “innamoramento” per De Magistris, lasciando sorpresi i suoi stessi vecchi amici, vuole dire che la sinistra si è arresa a qualsiasi prospettiva riformistica reale.
Ma questi sono in fondo i frutti avvelenati della “politica del tanto peggio, tanto meglio”. Su questo sfondo fermentano in genere i batteri più nocivi. Ed è così che esplodono, in campo sociale e politico, i fenomeni Grillo e De Magistris in tutta la loro virulenza. Un “ex” comico e un ex magistrato sembrano segnare i passaggi finali non solo del centrodestra, ma anche del centrosinistra. In questo c'è da rimpiangere persino Palmiro Togliatti e i suoi luogotenenti che, nel loro pragmatismo e nella loro flessibilità, non sposavano il “tanto peggio, tanto meglio”, ma la linea del “nessun nemico a sinistra”. Si scagliavano contro “gli avventuristi e i ribellisti” perché, nel bene o nel male un modello di progresso sociale, visto da sinistra, lo avevano e chi lo insidiava con “sparate al vento” poteva solo pregiudicarlo definitivamente.
Verrebbe voglia di dire all'attuale gruppo dirigente pidiessino e catto-comunista: adesso a Napoli, città notissima per il “rispetto delle regole”, a cominciare dalla raccolta dei rifiuti, prendetevi questo novello “Masaniello” che ha come imperativo categorico della sua linea politica il “sospetto” e il suo smisurato presenzialismo.

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