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ELEZIONI/ 2. Così il suicidio del Pd regala l'Italia a De Magistris

Pubblicazione:martedì 24 maggio 2011 - Ultimo aggiornamento:martedì 24 maggio 2011, 9.50

Luigi De Magistris (Foto Imagoeconomica) Luigi De Magistris (Foto Imagoeconomica)

Se un riformista di buon senso come Umberto Ranieri viene colto da “innamoramento” per De Magistris, lasciando sorpresi i suoi stessi vecchi amici, vuole dire che la sinistra si è arresa a qualsiasi prospettiva riformistica reale.
Ma questi sono in fondo i frutti avvelenati della “politica del tanto peggio, tanto meglio”. Su questo sfondo fermentano in genere i batteri più nocivi. Ed è così che esplodono, in campo sociale e politico, i fenomeni Grillo e De Magistris in tutta la loro virulenza. Un “ex” comico e un ex magistrato sembrano segnare i passaggi finali non solo del centrodestra, ma anche del centrosinistra. In questo c'è da rimpiangere persino Palmiro Togliatti e i suoi luogotenenti che, nel loro pragmatismo e nella loro flessibilità, non sposavano il “tanto peggio, tanto meglio”, ma la linea del “nessun nemico a sinistra”. Si scagliavano contro “gli avventuristi e i ribellisti” perché, nel bene o nel male un modello di progresso sociale, visto da sinistra, lo avevano e chi lo insidiava con “sparate al vento” poteva solo pregiudicarlo definitivamente.
Verrebbe voglia di dire all'attuale gruppo dirigente pidiessino e catto-comunista: adesso a Napoli, città notissima per il “rispetto delle regole”, a cominciare dalla raccolta dei rifiuti, prendetevi questo novello “Masaniello” che ha come imperativo categorico della sua linea politica il “sospetto” e il suo smisurato presenzialismo.



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