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NAPOLI/ Polito: caro Bersani, con Vendola e De Magistris non si fa l'Italia

Pubblicazione:martedì 31 maggio 2011 - Ultimo aggiornamento:martedì 31 maggio 2011, 12.16

Pierluigi Bersani (Imagoeconomica) Pierluigi Bersani (Imagoeconomica)

Dopo aver conquistato Torino e Bologna al primo turno il centrosinistra ieri è riuscito nell’impresa di espugnare Milano e di mantenere il governo di Napoli, nonostante gli insuccessi, antichi e recenti, incontrati nel governo del capoluogo campano. E così, all’affermazione nella prima tornata di Fassino e Merola, uomini espressi del Partito Democratico, è seguita quella di Pisapia e De Magistris, candidati rispettivamente di Sinistra e Libertà e Italia dei Valori.
Ma davanti alla crisi elettorale e politica dell’asse Berlusconi-Bossi il Pd ha davanti a sé soltanto dei buoni motivi per continuare i suoi più che comprensibili festeggiamenti? «Il tracollo del centrodestra e dei suoi candidati è stato innegabile - dice Antonio Polito a Ilsussidiario.net -. A Napoli l’elettorato del Pdl si è praticamente liquefatto, anche se in realtà il risultato di Gianni Lettieri al primo turno era stato favorito da un’eccessiva frammentazione e dalla presenza di moltissimi candidati. L’aspetto più curioso però è un altro: per bocciare l’esperienza di governo del centrosinistra i napoletani non hanno scelto il centrodestra, ma De Magistris. Un “candidato d’opposizione”, insomma, anche se parte dello stesso schieramento. Un ex pm che si propone di governare contro tutto e contro tutti, partiti e politica compresi».

Una piccola ombra all’interno di un risultato sorprendente o un problema politico serio per il Partito Democratico?

Il problema politico del Pd non è tanto quello che alcuni candidati non siano suoi. Questo è normale all’interno di un’alleanza, soprattutto se si accettano le primarie come strumento di selezione. Il pericolo è quella sindrome da “gioiosa macchina da guerra” che ricorda il ’93. Il Partito Democratico, alla luce delle vittorie di ieri, potrebbe in pratica illudersi di poter vincere le prossime elezioni politiche con lo schieramento Pd-Idv-Sel. È uno schema che alle amministrative funziona bene e che non crea eccessivi pericoli. Governare il Paese però è tutta un’altra cosa.

Ci spieghi meglio.

Le faccio un esempio: un conto è avere Pisapia e De Magistris sindaci di Milano e Napoli, un altro è averli come ministri in un ipotetico governo Bersani o Vendola. In questa seconda ipotesi quale riforma della giustizia sarebbe possibile? Che sintesi si potrebbe trovare tra un garantista favorevole alla separazione delle carriere e un famoso inquisitore “manettaro”? Oppure: sulla guerra in Libia, Pd e Idv possono anche avere posizioni opposte, ma solo se si rimane all’opposizione, così come se si parla di Marchionne e si ascoltano le posizioni di Vendola e Fassino. Senza contare che Bersani con questo schema dovrebbe affrontare delle primarie abbastanza complicate per poter guidare lo schieramento.

Su questo terreno Nichi Vendola sarebbe un avversario piuttosto temibile per il segretario del Pd.



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COMMENTI
31/05/2011 - Caro Berlusconi, con Bossi e Storace niente Italia (Giorgio Antonaci)

Proprio così, trovo abbastanza intuitivo rovesciare, semplicemente, il titolo dall'altra parte della barricata. Nessuna sostanziale differenza. Tenere insieme uno schieramento composto da soggetti inevitabili prede di pulsioni e ambizioni spesso antagoniste è problema assai complesso per entrambi i poli. Quale riforma della giustizia in un ipotetico governo Bersani o Vendola? Una probabilmente non condizionata e ispirata dall'aprioristica difesa di un indifendibile. Anche prestare il fianco all'asserito populismo del candidato IdV non sembra tutt'altro dal dover avallare e subire il secessionismo delle camicie verdi. Così, infine, i problemi interni della maggioranza di De Magistris: se qualcosa deve imparare il PD dall'esito del ballottaggio, è proprio questa capacità e questa volontà di far quadrato nel momento di necessità. Se si riuscirà a superare, anche e soprattutto su scala nazionale, l'indecorosa frammentazione della sinistra, si porrà fine anticipata ad un altro vergognoso ventennio del quale l'Italia non aveva davvero bisogno. Giorgio Antonaci.