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ANOMALIE/ Se sono i "pentiti" a dettare l'agenda dell'Italia...

Nicola Mancino (Imagoeconomica) Nicola Mancino (Imagoeconomica)


Ma è possibile permettere, sia da un punto di vista giudiziario che da un punto di vista politico, un Paese in queste condizioni? Lasciando che siano i vecchi killer a dettare l’agenda politica di un Paese? Al momento c’è dà registrare la reazioni di Nicola Mancino. Poiché Brusca sostiene che il nome del referente gli è stato fatto da Riina, Mancino dice: "Se Riina ha fatto il mio nome è perché da ministro dell’Interno ho sempre sollecitato il suo arresto e l’ho ottenuto. Questa è una vendetta contro chi ha combattuto la mafia con leggi che hanno consentito  di concludere il maxiprocesso e di perfezionare e rendere più severa la legislazione di contrasto alla criminalità organizzata. Durante il mio incarico al Viminale lo Stato ha combattuto con decisione la mafia ottenendo notevoli risultati. Altro che trattative o ricevere papelli".

Naturalmente, nel più classico modo della vita politica italiana, è subito arrivato un attestato di solidarietà a Mancino da Marco Follini: "Sarà il caso di ricordare che dalla parte di Brusca  sta una lunga carriera mafiosa. E dalla parte di Mancino stano anni di dedizione allo Stato. Ogni persona onesta  può trarre dalla biografia dei protagonisti le conclusioni più limpide". Questa è la difesa politica da sinistra. Ma si deve aggiungere il contraltare da destra fatto da Fabrizio Cicchitto: “Le dichiarazioni di Brusca confermano il quadro più plausibile sulle vicenda delle stragi del '92-'93. Indipendentemente dai riferimenti personali che vanno tutti verificati, Brusca dice una cosa anche ovvia quando rileva che i riferimenti dei papelli nel quadro di un tentativo di compromesso tra la mafia e lo Stato riguardavano come egli dice il passato, cioè chi in quegli anni intendeva il potere dello Stato. È singolare e inquietante però che in queste dichiarazioni già rese molti anni fa al pm Chelazzi non si sia tenuto conto e  anzi su di esse sia stato osservato il massimo silenzio”.

Quello che invece ci rende tristi e rassegnati, è vedere, toccare con mano che ex ministri o uomini politici di diverso colore debbano intervenire per replicare a dei mafiosi pentiti. E tutto questo avvenga senza riscontri oggettivi, senza indagini riservate e accurate da parte della magistratura e poi vengano amplificate e usate dai mass media “militanti”. Ma è possibile che nessuno stia pensando seriamente a una revisione significativa sulla collaborazione ai cosiddetti collaboratori di giustizia? Ma esiste qualcuno che ha preso la briga di vedere quello che è uscito in questi “quasi venti anni” e di chi è stato accusato, incarcerato, messo alla gogna?

Forse occorrerà arrendersi fino al 2030 per conoscere qualche brandello di verità sui rapporti tra Stato e mafia. Nel frattempo inchiniamoci mestamente a questa storia immaginaria, a queste dichiarazioni sensazionali, a questa agenda politica che viene dettata dalla mafia, che di fatto sembra l’unica vincitrice in questo guazzabuglio di falsità e di mezze verità. Complimenti, ironici, alla nuova classe politica della Seconda  Repubblica.

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