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SCENARIO/ 2. Cosa si nasconde dietro la "caramellina" Tremonti?

Pubblicazione:giovedì 5 maggio 2011

Umberto Bossi e Silvio Berlusconi (Imagoeconomica) Umberto Bossi e Silvio Berlusconi (Imagoeconomica)

Sarà che di anni dalla versione iniziale ne sono passati. Ma risulta ammosciato assai, il “celodurismo” leghista rispolverato da Bossi dopo il voto del Parlamento sulle operazioni militari in Libia. Perché, a stretto giro di approvazione della mozione di maggioranza in cui si chiedeva una data certa per lo stop delle missioni aeree, la Nato mandava seccamente a dire che non è possibile stabilire nessuna data. Cosa talmente ovvia, che avrebbe potuto capirla in anticipo anche il più sprovveduto degli italiani.

E siccome non è pensabile che non ci arrivi anche la politica di casa nostra, per quanto scalcinata, è chiaro che c’è dell’altro. Per nulla confortante, comunque: è grave che il Palazzo arrivi ad anteporre le pinzillacchere (come le chiamerebbe Totò) interne alla politica estera. Il tutto all’insegna di una sostanziale ipocrisia reciproca, che fa da foglia di fico alla manifesta nudità delle argomentazioni. Sono giorni che va avanti lo stucchevole ping-pong di dichiarazioni tra Bossi e Berlusconi; e intanto gli aerei italiani volano e colpiscono da ancor prima che il balletto avesse inizio.

Continueranno a farlo, e la sola data possibile perché smettano sarà quella di una resa o di una caduta di Gheddafi: che né il Cavalier “Ghe pensi mi” né il Senatùr del “celoduro” sono in grado di vaticinare, tanto meno di stabilire. Quanto alla promessa che la missione non graverà sulle tasche degli italiani, è tutto da verificare: per pagare i voli, i soldi da qualche parte bisognerà pur prenderli. E da sempre, in Italia, la politica è abituata a fare il pieno alle pompe di benzina, ricavandone il carburante economico necessario grazie al perverso meccanismo di addizionali che, una volta introdotte, non finiscono mai.


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