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SCENARIO/ 2. Cosa si nasconde dietro la "caramellina" Tremonti?

Pubblicazione:giovedì 5 maggio 2011

Umberto Bossi e Silvio Berlusconi (Imagoeconomica) Umberto Bossi e Silvio Berlusconi (Imagoeconomica)


Ma dietro questa recita, cosa si muove nel backstage, come va di moda chiamarlo adesso (in vecchio italiano: dietro le quinte)? È molto semplice: la Lega, a dispetto delle roboanti dichiarazioni di facciata, non ha mai pensato neanche per un minuto di far cadere il governo. La vera partita che Bossi sta giocando con Berlusconi riguarda la conquista del ruolo di primo partito del Nord.

Il Carroccio ci aveva già provato tra il 1987 e il 1996, arco di tempo in cui era passata dall’1% scarso al 20,5 per cento (il 10 a livello nazionale). Poi aveva pagato pesantemente la ricucitura con Arcore, scendendo all’8,2 del 2001 e all’8,5 del 2006 (rispettivamente, a livello nazionale, il 3,9 per cento e il 4,2). Dal 2008, nelle tre elezioni che si sono succedute (politiche, europee, regionali) è salita fino al 23 per cento (il 12 a livello nazionale). Ma ancor più indicativo è lo scarto rispetto al Pdl: nel 2006, Forza Italia e An insieme sopravanzavano la Lega di ben 26 punti, oggi sono a meno di 5 (per l’esattezza, il 4,7: 27,7 il Pdl, 23 il Carroccio). Già adesso quello di Bossi è il primo partito al Nord in 1.411 Comuni sotto i 15mila abitanti su 3.344, il che vuol dire il 42 per cento dei municipi; ha due presidenti di Regione, 15 presidenti di Provincia e oltre 350 sindaci. E sommando le due principali aree di consenso leghista, Lombardia e Veneto, il vantaggio a favore del Pdl è di appena un decimale (29,7 contro 29,6).

La sfida è manifestamente aperta, anche grazie alla cronica debolezza sopra il Po del centrosinistra, costretto a fare da spettatore. Se il complesso dei risultati del 15 maggio segnerà il sorpasso, allora Bossi presenterà il vero conto a Berlusconi.


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