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SCENARIO/ 3. Tra Silvio e i "responsabili", le nuove domande della Lega

Pubblicazione:venerdì 6 maggio 2011

Calearo e Scilipoti (Imagoeconomica) Calearo e Scilipoti (Imagoeconomica)

Nove sottosegretari nuovi di zecca per puntellare la maggioranza. Silvio Berlusconi ha fatto un altro passo verso i vecchi governicchi Dc che aumentavano a fisarmonica le poltrone pur di restare a galla, imbarcando una prima infornata di liberal democratici e Responsabili, la nuova gamba partitica che permette al Cavaliere di continuare la propria avventura di governo.
Roberto Rosso all’Agricoltura, Luca Bellotti al Welfare, Daniela Melchiorre e Catia Polidori allo Sviluppo Economico, Bruno Cesario e Antonio Gentile all’Economia, Aurelio Misiti alle Infrastrutture, Riccardo Villari ai Beni Culturali, Giampiero Catone all’Ambiente a cui si aggiunge il caso strano di Massimo Calearo, l’industriale vicentino ex veltroniano, nominato consigliere personale del premier per il Commercio estero.

Ma altre infornate seguiranno, ad ascoltare i propositi bellicosi dei tanti nuovi cespugli di centrodestra, ognuno a suo modo decisivo per i numeri alla Camera. Si parla di una decina di promozioni al governo da firmare a breve. A mordere il freno ieri sono stati gli esclusi Giuseppe Galati e Mario Baccini dei Cristiano popolari. Confidando, a ragione, nell’infinita bontà di Silvio Berlusconi che per non smentirsi ha già annunciato un Ddl in Parlamento per superare l’impaccio della Bassanini (che fissa un tetto ai posti di governo), dandola vinta ai rissosi neo alleati.

“Era logico assegnarli al gruppo che ha sostituito Fli e consente al governo di operare in Parlamento con una maggioranza coesa e sicura”, si giustifica il Cavaliere. In fondo i finiani si sono messi sull’Aventino liberando caselle buone a palazzo Chigi. Anche se in realtà la tenuta del governo è tutta da un’altra parte. Nelle mani ruvide di Umberto Bossi e della sua Lega. Se n’è avuta riprova nello spazio di qualche giorno. Il Carroccio, peraltro diviso al suo interno, ha incassato su tutta la linea. Si è intestata simbolicamente la svolta sulla guerra in Libia, costringendo Berlusconi sulle sue posizioni e battendo un colpo elettorale (no ad altri sbarchi di immigrati e a nuove tasse per finanziare una campagna che la gente non capisce). 


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