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Fini: Berlusconi delegittima la magistratura

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Gianfranco Fini (Imagoeconomica)  Gianfranco Fini (Imagoeconomica)

Ieri il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è tornato ad attaccare i giudici dal Palasharp di Milano, definendoli un "cancro" da estirpare. Oggi il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha voluto replicare alle parole del premier che aveva partecipato alla convention per lanciare la candidatura di Letizia Moratti a sindaco di Milano a una settimana dal voto delle amministrative (15 e 16 maggio).
Da Cagliari Fini ha dichiarato: «Non posso pensare che il presidente del Consiglio si scagli contro i magistrati delegittimando tutto il corpo della magistratura». Presentando il suo ultimo libro, "L'Italia che vorrei", il leader di Futuro e Libertà ha proseguito: «la legalità è qualcosa di molto più impegnativo della sicurezza, è un abito mentale e ogni volta che si reclama un diritto si deve essere pronti a un dovere».
Fini non esclude che la giustizia debba essere riformata in questo Paese, «questo però non vuol dire che non bisogna riformare la giustizia, va riformata eccome, ma il simbolo della giustizia è la bilancia e quindi bisogna avere grande attenzione a garantire questo equilibrio».
Nel suo ragionamento Fini non risparmia una critica all'opposizione, tentata a suo dire dal 2colpo di mano": «Tutte le opposizioni devono smettere di pensare che Berlusconi possa essere battuto per via giudiziaria. Il presidente del Consiglio, infatti, perde credibilità, perché promette cose che non mantiene mai, non per questo o quel processo e non va dimenticato che dal 2001 al 2011 è stato a Palazzo Chigi per otto anni».
Anche per la Lega una frecciatina finale: «La Padania? Tutt'al più una pianura... Il Pdl, per non disturbare più di tanto la Lega, ha progressivamente annacquato la propria identità sulle questioni fondamentali della coesione, identità e orgoglio nazionale. Il 150° dell'Unità d'Italia, per qualcuno, o non doveva essere affatto celebrato o doveva esser ridotto a una sterile iniziativa piena di ragnatele e di retorica. Al contrario anche per l'impulso dato dal Capo dello Stato, abbiamo visto come i cittadini abbiano sentito la necessità di fermarsi a riflettere su cosa vuol dire essere italiani oggi, sulla propria storia e sulle radici per poter costruire un solido futuro».


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