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SCENARIO/ 2. I "nodi" di Pontida: rose per Bossi, spine per Berlusconi?

Dopo le accuse nemmeno troppo velate della Lega al Pdl come resposabile della disfatta elettorale, si arriva al raduno di Pontida. Bossi parla al suo popolo. Il commento di FRANCESCO JORI

Umberto Bossi (Foto: ANSA) Umberto Bossi (Foto: ANSA)

Chissà che tipo di fiori sbocceranno, domenica 19 sul prato di Pontida: di sicuro non viole mammole. E’ lì che Umberto Bossi spiegherà ai suoi, e indirettamente ad alleati e avversari, quale rotta intende imprimere alla Lega dopo l’energica spazzolata che ha dovuto incassare pure lui nella tornata elettorale appena conclusa, mica solo Berlusconi. Da sempre, Pontida è il luogo da cui il Capo annuncia le strategie prossime venture. Certo, stavolta ci arriva in modo ben diverso dal primo festoso appuntamento del giugno 1990, quando il Carroccio festeggiò la sua prima vera affermazione, tra regionali e amministrative, e dove portò a casa il primo sindaco della sua storia: era Franco Bortolotti, eletto a Cene, paesino della Bergamasca; “e per noi è più importante di quello di Milano”, spiegò dal palco. Oggi Bossi deve presentarsi ai suoi facendo il conto non più dei guadagni ma delle perdite: da Novara a Pordenone, passando per luoghi-simbolo come Gallarate, la Lega è stata sonoramente sconfitta; e bisognerà pure spiegarlo alla base che di Pontida ha fatto una sorta di moschea padana, se è lecito il paragone, con i fedelissimi carponi ad ascoltare il verbo del Capo.

Bossi ci è abituato. Nel 1999, per esempio, dopo una bruciante sconfitta alle europee in cui il Carroccio perse due milioni e mezzo di voti, proprio a Pontida fece il gesto teatrale di rimettere il proprio mandato di segretario; durò qualche istante, perché ovviamente venne re insediato a furor di popolo. E fu dura anche nel 2001, quando dovette giustificare l’alleanza con quello che per anni aveva bollato come “Berluskaiser”, “Berluskaz”, “Il mafioso di Arcore”, e via insultando. Sempre da Pontida lanciò millanta bizzarre proposte, tutte evaporate: la costituzione del governo-sole, la disobbedienza fiscale, la nascita del terzo polo chiamato “del guerriero”, la devolution bocciata dagli elettori tramite referendum… Stavolta comunque dovrà arrampicarsi molto di più. Perché l’appiattimento del Carroccio su Berlusconi e sulle berlusconate ha mandato fuori dai gangheri il suo elettorato duro e puro, che ormai da mesi riversa il suo malumore sui blog padani chiedendogli di rompere l’alleanza; e in pari tempo ha deluso quelle larghe quote di elettorato aggiuntivo che avevano puntato su di lui nel filotto elettorale tra il 2008 e il 2010, delusi dal gap tra promesse e fatti esibito dal Cavaliere.