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SCENARIO/ 2. Barcellona: l'Italia s'è svegliata da un lungo sonno

La novità di questi Referendum è un popolo che si è mosso non diretto da partiti. È un segnale, afferma PIETRO BARCELLONA, di un grande cambiamento rispetto alla seconda Repubblica

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Man mano che vedevo apparire sul teleschermo i risultati del referendum, mi sentivo pervaso da una gioiosa liberazione come si prova quando, svegliandosi all’improvviso dopo un incubo, affacciandosi alla finestra, si vedono i colori dell’alba far nascere un nuovo mondo. Tutto ricomincia al mattino. Il tredici e il quattordici giugno l’Italia si è svegliata da un lungo sonno, da un perverso incantesimo che ne ha minato lo spirito e l’umore e ha dato allegramente il ben servito a Berlusconi, alla seconda Repubblica e a tutto l’establishment che in questi anni ci ha condotto dentro lo squallido spettacolo della rissa politica e della menzogna sistematica.
Io non so come spiegare quello che è successo a chi sta provando a vivere l’ebbrezza di un risultato inaspettato. Ho paura che la nomenclatura dei partiti, che è stata chiamata a commentare i risultati, cerchi di annebbiare la trasparenza del significato di questo voto, messa in movimento a partire dalle elezioni amministrative. Molti commentatori non hanno capito che non le loro arzigogolate argomentazioni, ma la forza d’urto di un nuovo sentire ha in un attimo dissolto la mitologia berlusconiana. Ci saranno molti “disoccupati” dopo il crollo di Berlusconi, molti che hanno pensato che ogni dimensione politica della vita collettiva si potesse risolvere nella supponenza moralistica e nel pettegolezzo sessuale sulle avventure di un anziano signore malato.
In questo risultato straordinario, che ha portato quasi 30 milioni di italiani a votare liberamente secondo le proprie convinzioni, c’è una novità assoluta rispetto al passato che molti non riescono a cogliere: la qualità e il significato della campagna elettorale che ha accompagnato in questi giorni il popolo italiano al seggio del voto finale. Non si è trattato genericamente, come molti dicono, di una mobilitazione indotta dall’esterno con slogan e messaggi audiotelevisivi, ma di un atto di vera e propria forza individuale e collettiva con cui una massa di italiani ha deciso di riprendere nelle proprie mani il potere di decidere su un risultato concreto attraverso la messa in campo delle proprie persone e delle proprie qualità comunicative. Non c’è soltanto un risultato popolare di sepoltura di Berlusconi, ma c’è una campagna elettorale minuta e diffusa nel corpo delle città e dei borghi durante la quale ciascuno ha giocato una parte decisiva nel convincere e nello spiegare le ragioni di un voto. Assai più che in passati referendum, questa volta il primo, vero agente organizzatore dell’evento politico è stato il popolo minuto, non diretto da partiti ed organizzazioni, ma libero nella sua spontanea creatività di trovare le parole e le immagini giuste per rappresentare a tutti la vera posta in gioco: la sepoltura della seconda Repubblica.


COMMENTI
15/06/2011 - Grazie (Francesco Giacalone)

Grazie

 
15/06/2011 - Non sono d'accordo (Mattia Lattuada)

Scusi ma come fa a dire che non c'è stata nessuna strumentalizzazione da parte dei partiti politici? oltre al fatto che gli italiani sono andati al voto senza una piena coscienza di ciò che stavano facendo? senza essere minimamente interessati e informati. Non so dove vive lei ma andando in università a Milano la cosa più evidente era la strumentalizzazione dei partiti che si basa sull'ignoranza e il disinteresse della gente. E' così che il referendum è passato basandosi sulla scarsa informazione degli italiani. Altro che italiani che vanno a votare liberamente secondo le proprie convinzioni.