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YOUTUBE RENATO BRUNETTA/ Il Video per la Rete precari della P.A: “ribadisco: siete l’Italia peggiore”

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Il ministro Brunetta  Il ministro Brunetta

BRUNETTA RIBADISCE: SIETE L’ITALIA PEGGIORE - La rete è in rivolta e sul web si stanno riversando messaggi di indignazione e cori di insulti contro il ministro per la Funzione pubblica Renato Brunetta. Reo, ieri, di aver malamente apostrofato un gruppo di precari (guarda il video) nel corso di un convegno sull'innovazione, la ricerca, le tecnologie e le opportunità dei giovani. Al termine del suo intervento, una donna dal pubblico era salita sul palco dopo aver chiesto la parola. Non appena si è presentata come appartenente alla «Rete precari della pubblica amministrazione», Brunetta le ha voltato le spalle, è sceso dal palco e si è avviato verso la vettura che lo attendeva di fuori. E mentre parte del pubblico lo insultava, ha pronunciato le parole: «Siete la parte peggiore dell'Italia». All’uscita gli è stato, inizialmente, impedito di passare da uno striscione, mentre una piccola folla continuava a ricoprirlo di insulti.

Un episodio che al ministro non è andato giù e, oggi, con un video, ha voluto replicare (guarda il video) a chi contesta il suo gesto e le sue parole, ribadendo la sua convinzione: «L'Italia peggiore è quella di quanti – ha detto – non avendo di meglio da fare irrompono sistematicamente in convegni e dibattiti per interromperne i lavori, insultare i presenti e riprendere la loro bravata con una telecamerina portatile per poi passare subito il video ai giornali amici (che notoriamente pullulano di precari)». Secondo il ministro l’Italia peggiore è quella di chi si nasconde nascondono compiacente «dietro questi signori (come Pierluigi Bersani e Leoluca Orlando Cascio), sostenendoli in maniera strumentale pur senza conoscere argomenti e fatti». E ancora: «L'Italia peggiore è quella che usa la Rete come un manganello per agguati squadristici, senza aver nulla da dire. Che pena». Nonostante si sarebbe dovuto recare da lì a pochi minuti al Quirinale, spiega, ha dato la parola  da una persona che, dal pubblico, la chiedeva. Ha lasciato il palco quando ha capito che la persona in questione intendeva sollevare un «argomento non solo estraneo al tema del convegno, ma che avrebbe richiesto bel altro tempo e ben altra attenzione». A quel punto sono iniziati gli insulti: «accompagnati dall'esposizione di un grande striscione di protesta, a riprova di quanto la loro azione fosse stata premeditata con cura a fini mediatici».

 

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