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Politica

IL PALAZZO/ E se fosse Enrico Letta a traghettare il dopo Berlusconi?

La parabola di Silvio Berlusconi pare in una discesa irrimediabile. Perfino i fedelissimi che in pubblico lo osannano, in privato lo giudicano finito. E ora? Il commento di ANGELO PICARIELLO

Enrico Letta e Giulio Tremonti (Imagoeconomica)Enrico Letta e Giulio Tremonti (Imagoeconomica)

Saranno pure - come in effetti sono - una barbarie le conversazioni intercettate senza alcun rilievo di indagine e pubblicate sui giornali, ma finiscono per portare a galla un vezzo insopportabile: la tendenza dei protagonisti del Palazzo a raccontarsela fra di loro, tenendo fuori il popolo che va servito con la solita minestra della propaganda. Viene da pensare questo, ad esempio, scorrendo la tremenda conversazione fra i due vecchi amici cuneesi Flavio Briatore e Daniela Santanché, la quale in privato dà per “bollito” il premier che in pubblico continuava a osannare, almeno fino a ieri.

Allora, diciamolo chiaramente quello che ormai tutti dicono a bassa voce, nel Pdl come nella Lega: la parabola di Silvio Berlusconi è prossima al capolinea. I fatti diranno se è davvero così, ma gli indizi ci sono tutti. Colui che fino a ieri bastava che ci mettesse la faccia per spostare maree di consensi oggi è in grado solo di creare effetti a segno meno. Se dice “chi vota quello è senza cervello”, diventa la più grande propaganda per il denigrato; se fa sapere che lui a votare non ci andrà, chi aveva prenotato la gita disdice immediatamente; se dice che la scelta di un sindaco ha valore nazionale lo prendono sul serio, ma ancora una volta solo per turarsi il naso e votare dall’altra parte; se dice che di Umberto Bossi si fida, che lasceranno la politica insieme, poco ci manca che Pontida domenica, per la prima volta, inviti il Senatur ad andarsene a casa, lui insieme a Berlusconi.

I sondaggi non sono più esibiti, segno che quelli che ci sono non fanno sperare niente di buono, la minaccia del voto è solo un’arma da suicidio da evitare: il Cavaliere ora punta tutto sull’unico luogo in cui i numeri sembrano sicuri, il Palazzo, e prova disperatamente a risalire la china. Ma i numeri intanto gli consegnano un’altra amara verità: ogni riforma costituzionale, allo stato, gli è preclusa, perché dopo un lungo ed estenuante iter parlamentare (e scontri con i magistrati, opposizioni, la Corte Costituzionale, e con Napolitano, parlando di riforma della giustizia) ci penserebbe il successivo referendum confermativo a mandare tutto a monte. Così, sull’onda della disperazione Berlusconi fa, o pensa di fare, quello che - ancora forte - avrebbe potuto fare con maggiori chance di successo un anno fa, due o anche tre.


COMMENTI
18/06/2011 - Per un PD che guarda al domani (Giacomo Pacelli)

Sarebbe una scelta responsabile e di prospettiva. Sarebbe sinonimo di un PD che guarda, dal basso, alle esigenze di chi non si riconosce nella sinistra estrema e, dall'altra parte, è nauseato da un centro destra "vecchio". Coraggio. C'è bisogno di aria nuova e Letta è la persona giusta.

 
17/06/2011 - Se fosse Letta il dopo Berlusconi... (Maria Elena Valeri)

...significherebbe che il Partito democratico comincia ad agire guardando al futuro e non solo al presente. A raccogliere i segnali che le persone inviano tenacemente con tutti i mezzi a loro disposizione - il voto, su tutte. Stanchi di spettacoli, barzellette e cotillon,i cittadini italiani vogliono, a guidare il proprio Paese, una persona seria, che prenda seriamente i problemi che affliggono le loro quotidianità. Letta potrebbe, se il partito lo sostiene, convogliare le preferenze della maggioranza degli italiani e traghettarli - finalmente - nella tanto sperata, attesa e desiderata Terza Repubblica.

 
16/06/2011 - riforma costituzi0onale,parte 2^ (attilio sangiani)

mi meraviglia un fatto: nessuno ricorda la riforma della parte seconda della Costituzione,varata dalla maggioranza di centro-destra,comprendente anche la UDC,e bocciata in sede di referendum confermativo. La bocciatura mi è sembrata addebitabile alla crisi della maggioranza,che ha perso le elezioni del 2.006,ed allo sbandamento dell'elettorato cattolico,influenzato dal comitato presieduto da Oscar Luigi Scalfaro. Da quel momento la leaderschip di Berlusconi ha iniziato la parabola discendente. Da lui gli italiani si aspettavano due miracoli: 1) la eliminazione della "casta", triste eredità della 1^ Repubblica,quando ai parlamentari vennero riconosciute indennità abnormi ,legate agli stipendi dei magistrati. Ciò per finanziare il PCI e gli altri partiti,facendo perno sugli stipendi dei magistrati,che non aspettavano niente di meglio. 2) la riforma dello Stato e della Pubblica Amministrazione. Se la riforma varata dal centro-destra fosse stata confermata dall'elettorato,anche alla "casta" sarebbero state tagliate le unghie. Berlusconi avrebbe reso un grande servizio al Paese. Grande responsabilità per il fallimento è addebitabile a Scalfaro,a Ciampi,a P.F.Casini e alla scarsa dimestichezza con le strategie politiche del nuovo ceto politico improvvisato da Berlusconi,di fronte al machiavellismo dei comunisti gramsciani,assetati di potere come fine ultimo della vita e scippati dell'obiettivo che sembrava loro a portata di mano,proprio mentre il bolscevismo cadeva nel mondo,1989.