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IL PALAZZO/ E se fosse Enrico Letta a traghettare il dopo Berlusconi?

Pubblicazione:giovedì 16 giugno 2011 - Ultimo aggiornamento:giovedì 16 giugno 2011, 12.42

Enrico Letta e Giulio Tremonti (Imagoeconomica) Enrico Letta e Giulio Tremonti (Imagoeconomica)


Nomina innanzitutto a segretario unico del Pdl quell’Angelino Alfano tenuto inutilmente a logorarsi l’immagine sulla graticola della giustizia, che se fosse stato messo in quel posto prima avrebbe invece evitato in ogni modo la cacciata di Gianfranco Fini. Il quale, al di là dell’inconsistenza che ha dimostrato sin qui nella nuova collocazione, ha comunque prodotto l’innesco della slavina, insieme all’offensiva dei giudici che si è aggiunta dopo. Offensiva che, va detto, ha fatto emergere un’altra verità scomoda e inconfutabile: nello scontro in atto con il leader della maggioranza, la maggioranza degli italiani (fra il voto a Milano e quello del referendum) si è schierata con i magistrati, che evidentemente a furia di attaccarli, anche con manifesti beceri, sono stati trasformati in eroi.

Un coordinatore unico della stoffa di Alfano e una profonda virata verso i temi cruciali dell’economia e del fisco avrebbero fatto, appena un anno fa, il bene del Paese e nel contempo la salvezza dell’unità del Pdl: Giuliano Ferrara ci ha provato fino all’ultimo, ma neanche lui è stato ascoltato. Si può discettare fino all’infinito sulla strumentalità di Fini, ma non è stato né bello né lungimirante in quella storica direzione, quella del presidente della Camera col dito alzato (“Che fai, mi cacci?”) lasciare al solo Beppe Pisanu, con il suo unico voto di astensione, la difesa del valore della democrazia interna. Quella che oggi tutti invocano, quando è troppo tardi, mentre quel giorno tutti hanno votato un documento molto servile ammantato con l’alto argomento, ricorderete, di “servire il popolo”.

Ma se è vero che solo ora, che non ha più autorevolezza e consensi adeguati alla prova, Berlusconi inizia a suonare lo spartito giusto, vuol dire che i rischi veri, a questo punto, non li corre tanto il Pdl, quanto il Paese. In ogni caso se il Pdl e con lui Berlusconi dovessero soccombere toccherà farsene una ragione: è accaduto per la gloriosa Dc, scomparsa senza neanche sepoltura, e può accadere di nuovo per il partito del Cavaliere. Non è questo il punto. Il punto è, invece, un altro: chi fa, chi sarà in grado di fare quelle riforme, di prendere quelle misure urgenti senza le quali il Paese rischia sul serio il tracollo? Misure impopolari, sia chiaro, che un premier in crisi di popolarità avrà molta difficoltà a far passare intestandosele lui solo. Né è pensabile che ora, dopo lo shopping effettuato in casa loro a caccia di Responsabili, i Casini, i Fini, i Bersani gli vengano in soccorso: non a costo zero, in ogni caso. Ma qui si sta scherzando col fuoco e nella situazione in cui si è confessiamo di non vedere, facile, una via d’uscita.


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COMMENTI
18/06/2011 - Per un PD che guarda al domani (Giacomo Pacelli)

Sarebbe una scelta responsabile e di prospettiva. Sarebbe sinonimo di un PD che guarda, dal basso, alle esigenze di chi non si riconosce nella sinistra estrema e, dall'altra parte, è nauseato da un centro destra "vecchio". Coraggio. C'è bisogno di aria nuova e Letta è la persona giusta.

 
17/06/2011 - Se fosse Letta il dopo Berlusconi... (Maria Elena Valeri)

...significherebbe che il Partito democratico comincia ad agire guardando al futuro e non solo al presente. A raccogliere i segnali che le persone inviano tenacemente con tutti i mezzi a loro disposizione - il voto, su tutte. Stanchi di spettacoli, barzellette e cotillon,i cittadini italiani vogliono, a guidare il proprio Paese, una persona seria, che prenda seriamente i problemi che affliggono le loro quotidianità. Letta potrebbe, se il partito lo sostiene, convogliare le preferenze della maggioranza degli italiani e traghettarli - finalmente - nella tanto sperata, attesa e desiderata Terza Repubblica.

 
16/06/2011 - riforma costituzi0onale,parte 2^ (attilio sangiani)

mi meraviglia un fatto: nessuno ricorda la riforma della parte seconda della Costituzione,varata dalla maggioranza di centro-destra,comprendente anche la UDC,e bocciata in sede di referendum confermativo. La bocciatura mi è sembrata addebitabile alla crisi della maggioranza,che ha perso le elezioni del 2.006,ed allo sbandamento dell'elettorato cattolico,influenzato dal comitato presieduto da Oscar Luigi Scalfaro. Da quel momento la leaderschip di Berlusconi ha iniziato la parabola discendente. Da lui gli italiani si aspettavano due miracoli: 1) la eliminazione della "casta", triste eredità della 1^ Repubblica,quando ai parlamentari vennero riconosciute indennità abnormi ,legate agli stipendi dei magistrati. Ciò per finanziare il PCI e gli altri partiti,facendo perno sugli stipendi dei magistrati,che non aspettavano niente di meglio. 2) la riforma dello Stato e della Pubblica Amministrazione. Se la riforma varata dal centro-destra fosse stata confermata dall'elettorato,anche alla "casta" sarebbero state tagliate le unghie. Berlusconi avrebbe reso un grande servizio al Paese. Grande responsabilità per il fallimento è addebitabile a Scalfaro,a Ciampi,a P.F.Casini e alla scarsa dimestichezza con le strategie politiche del nuovo ceto politico improvvisato da Berlusconi,di fronte al machiavellismo dei comunisti gramsciani,assetati di potere come fine ultimo della vita e scippati dell'obiettivo che sembrava loro a portata di mano,proprio mentre il bolscevismo cadeva nel mondo,1989.