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IL PALAZZO/ E se fosse Enrico Letta a traghettare il dopo Berlusconi?

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Enrico Letta e Giulio Tremonti (Imagoeconomica)  Enrico Letta e Giulio Tremonti (Imagoeconomica)


Già il prossimo scoglio del decreto sviluppo si presenta difficile, con la Lega a a tirare la coperta corta verso Nord per tenersi buona la base scalpitante di Pontida e i Responsabili, Micciché e Noi Sud vari a spingere nella direzione opposta. Il pallino, in questa confusione, sembra comunque finito nelle mani del Pd, divenuto - in proiezione - primo partito, consapevole che Vendola e Di Pietro sono buoni per espugnare Milano e Napoli e promuovere un referendum, ma non hanno gli uomini e i programmi per proporre, loro, l’alternativa. Sarà per questo che Antonio Di Pietro si è ritagliato - improvvisamente -  un profilo da statista e ora dice che no, il referendum non aveva un valore politico, e si deve preparare un’alternativa di governo prima di chiedere le dimissioni del premier. E già, maligna qualcuno: se Berlusconi si dovesse dimettere di che cosa mai si occuperà l’ex pm?

Ma torniamo a Bersani. In questi mesi si gioca tutto, e chi ha a cuore le sorti del Paese ha il dovere di guardare con interesse alle sue mosse. Dall’altra parte, infatti, l’impresa di costruire un Ppe italiano per il dopo Berlusconi è lunga e difficile, probabilmente destinata a passare per un iniziale insuccesso, scontando gli errori commessi nell’assecondare gli eccessi e l’in-politica berlusconiani. Ma allora, se il vento ormai soffia dall’altra parte, per il bene di tutti è da sperare che Bersani sia all’altezza del compito e sappia proporre un’alternativa valida con uomini validi. Non parliamo di domani, parliamo già di oggi: uno come Enrico Letta - che più di tutti ha il profilo e il cognome giusto - se ha stoffa deve saperlo di dimostrarlo subito, dando il suo contributo, ora che il Paese ha bisogno di risposte dalla politica e il timoniere vacilla pericolosamente.



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COMMENTI
18/06/2011 - Per un PD che guarda al domani (Giacomo Pacelli)

Sarebbe una scelta responsabile e di prospettiva. Sarebbe sinonimo di un PD che guarda, dal basso, alle esigenze di chi non si riconosce nella sinistra estrema e, dall'altra parte, è nauseato da un centro destra "vecchio". Coraggio. C'è bisogno di aria nuova e Letta è la persona giusta.

 
17/06/2011 - Se fosse Letta il dopo Berlusconi... (Maria Elena Valeri)

...significherebbe che il Partito democratico comincia ad agire guardando al futuro e non solo al presente. A raccogliere i segnali che le persone inviano tenacemente con tutti i mezzi a loro disposizione - il voto, su tutte. Stanchi di spettacoli, barzellette e cotillon,i cittadini italiani vogliono, a guidare il proprio Paese, una persona seria, che prenda seriamente i problemi che affliggono le loro quotidianità. Letta potrebbe, se il partito lo sostiene, convogliare le preferenze della maggioranza degli italiani e traghettarli - finalmente - nella tanto sperata, attesa e desiderata Terza Repubblica.

 
16/06/2011 - riforma costituzi0onale,parte 2^ (attilio sangiani)

mi meraviglia un fatto: nessuno ricorda la riforma della parte seconda della Costituzione,varata dalla maggioranza di centro-destra,comprendente anche la UDC,e bocciata in sede di referendum confermativo. La bocciatura mi è sembrata addebitabile alla crisi della maggioranza,che ha perso le elezioni del 2.006,ed allo sbandamento dell'elettorato cattolico,influenzato dal comitato presieduto da Oscar Luigi Scalfaro. Da quel momento la leaderschip di Berlusconi ha iniziato la parabola discendente. Da lui gli italiani si aspettavano due miracoli: 1) la eliminazione della "casta", triste eredità della 1^ Repubblica,quando ai parlamentari vennero riconosciute indennità abnormi ,legate agli stipendi dei magistrati. Ciò per finanziare il PCI e gli altri partiti,facendo perno sugli stipendi dei magistrati,che non aspettavano niente di meglio. 2) la riforma dello Stato e della Pubblica Amministrazione. Se la riforma varata dal centro-destra fosse stata confermata dall'elettorato,anche alla "casta" sarebbero state tagliate le unghie. Berlusconi avrebbe reso un grande servizio al Paese. Grande responsabilità per il fallimento è addebitabile a Scalfaro,a Ciampi,a P.F.Casini e alla scarsa dimestichezza con le strategie politiche del nuovo ceto politico improvvisato da Berlusconi,di fronte al machiavellismo dei comunisti gramsciani,assetati di potere come fine ultimo della vita e scippati dell'obiettivo che sembrava loro a portata di mano,proprio mentre il bolscevismo cadeva nel mondo,1989.