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LEGA NORD/ A Pontida si gioca il futuro del governo?

Il raduno di Pontida dello scorso anno Il raduno di Pontida dello scorso anno

LA MISSIONE IN LIBIA – Che la Lega non abbia mai voluto coinvolgersi nei bombardamenti aerei per «proteggere la popolazione libica» da Gheddafi, come sancisce la Risoluzione Onu che legittima i raid, è cosa nota. Tanto più che l’entrata dell’Italia nella colazione si compì all’insaputa della Lega. Berlusconi diede l’assenso in un vertice con Sarkozy. Bossi scoprì che il nostro Paese avrebbe bombardato a cose fatte. Troppi i rischi e i costi, irrisori i benefici, inoltre. A fronte di miliardi spesi per le operazione belliche, riceviamo in cambio orde di immigrati: è questo il pensiero del titolare del Viminale.

Ed è ancora una volta Roberto Maroni a interpretare gli umori leghisti. Ieri, senza mezzi termini, ha detto: «Il governo italiano non deve più spendere soldi per i bombardamenti in Libia»; «Spero ha aggiunto - si ponga fine alla guerra e ai bombardamenti in Libia: solo con un nuovo governo, qualunque esso sia, si può gestire il fenomeno immigrazione altrimenti continueremo ad avere immigrati, immigrati, immigrati».  

LA BASE CONTRO I VERTICI? Il partito è in fibrillazione, lo si è capito. Resta da vedere se a Pontida il malumore della base esploderà, facendo emergere le lotte intestine, o se rientrerà tutto, facendo intendere che, in fondo, si trattava solamente di malumori e nulla più. Ciò che è certo che Flavio Tosi, sindaco di Verona e Luca Zaia, presidente del Veneto, dispongono di un piccolo esercito di “dissidenti” e sono seguiti da una pattuglia di sindaci 40enni che, al referendum ha votato Sì.