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giovedì 2 giugno 2011
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Il contraccolpo politico che l’inequivocabile sconfitta del centrodestra alle amministrative sta producendo a tutti i livelli deve essere trasformato in brevissimo tempo in un’opportunità di rilancio per il Governo. Ma affinché questo avvenga occorre che nessuno rinneghi le proprie responsabilità nella debacle.
È stata una sconfitta molto netta che non va assolutamente sottovalutata, ma analizzata in maniera molto approfondita. La prima cosa da fare quindi non è quella di mettersi a litigare su chi abbia sbagliato più dell’altro, su chi abbia tradito e su chi sia stato più fedele alla causa rispetto ad altri.
Al contrario occorre riaffermare con ancora più forza rispetto al passato le ragioni per andare avanti: la politica come testimonianza di un ideale di vita. L’obiettivo primario è quindi quello di conservare la nostra unità. Da cattolici impegnati in politica abbiamo questo compito indispensabile.
Per fare questo, tuttavia, non basta mantenere una posizione di pura testimonianza: dobbiamo continuamente fare i conti con la realtà, perseguendo l’efficacia delle nostre azioni nel concreto delle situazioni esistenti. Dobbiamo insomma compiere una sintesi tra ideali e interessi: la politica non è fatta per il solo perseguimento del potere, ma non è fatta neppure per affermare un idealismo astratto che non vada a incidere in alcun modo nella storia e che quindi non cerchi di perseguire quel bene comune che rimane lo scopo del nostro impegno.
Un autentico “realismo cristiano” insomma, che ci conduca a rimodulare le priorità dell’azione di Governo in piena sintonia con le priorità dei nostri cittadini. Per questo la questione antropologica resta centrale: che cosa è l’uomo? A cosa serve un uomo? Qual è la caratteristica dell’uomo? Perché un uomo vive?
Sono stato molto vicino ad interrompere la lettura dell’articolo perché la prima parte, totalmente dedicata a questioni interne al PdL non mi appassionava certo, e soprattutto il definire doveroso per dei cattolici impegnati l’impegno di mantenere l’unità di questo partito mi sembrava una forzatura del tutto fuor di luogo. Sono contento però di aver continuato la lettura, perché la seconda parte pone domande molto sagge e soprattutto condivisibili da tutti, alle quali però occorrerebbe rispondere con altrettanto “realismo cristiano”. Questa maggioranza parlamentare è in grado di “rimodulare le priorità dell’azione di Governo in piena sintonia con le priorità dei nostri cittadini”? E questo Governo, nella persona del suo Presidente, è disponibile a posporre alcuni progetti (processo breve, intercettazioni) a favore di altri (la riforma fiscale ad esempio) che davvero riguardino tutti i cittadini? Fosse così – ma temo proprio che non succederà - credo che in Parlamento si troverebbero anche i voti di altri cattolici non “bloccati dal gioco del pregiudizio e del conflitto ideologico”.
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