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IL COMMENTO/ Pontida amara per Bossi, scavalcato dalla sua base

Pubblicazione:lunedì 20 giugno 2011 - Ultimo aggiornamento:lunedì 20 giugno 2011, 15.37

Il dopo Pontida Il dopo Pontida

“Altrimenti ci arrabbiamo”, garantiva il titolo di uno dei primi film della coppia Bud Spencer-Terence Hill. “Altrimenti”?, verrebbe da chiedere a Bud-Bossi dopo il discorso di Pontida, e dopo il volantino distribuito sul mitico prato, in cui la Lega elenca, con tanto di scadenze, quello che si aspetta da Berlusconi già a partire dai prossimi giorni. Già, perché in quella dettagliata nota della spesa manca l’indicazione principale: se il Cavaliere non dovesse tenere fede agli impegni che sicuramente assumerà solennemente domani in Parlamento, cosa accadrà? “Secessione”, è stata la perentoria richiesta che il popolo di Pontida ha scandito ripetutamente, appoggiandola con tanto di striscioni. “Nel 2013 potremmo anche decidere di non appoggiare Berlusconi”, è stata la risposta alla camomilla di Bossi. Il quale, di fronte agli animi caldi della sua base, dopo aver tentato di dribblarla alla fine ha garantito: “La secessione? Decideremo assieme”. Quando mai ha deciso qualcosa con il popolo leghista, a cominciare dalla ricucitura dello strappo con il Cavaliere?

      L’evento di Pontida, tanto immotivatamente atteso, al punto da essere stato presentato addirittura come “il giorno del giudizio”, è stato in realtà nulla più di una scialba riedizione dei precedenti. Quando ad esempio, fin dal 1990, Bossi aveva ripetutamente proclamato la nascita della “Repubblica del Nord”, con tanto di Costituzione; quando aveva tenuto a battesimo un terzo polo ante-litteram (il “Polo di Centro Liberal-Democratico Federalista” guidato da Giancarlo Pagliarini, poi riciclato come il “Polo del Guerriero”); quando aveva dato tempo un anno per vedere attuato il cambiamento, a partire da un “federalismo applicato”. Forse ammaestrato da queste sparate a vuoto, ieri si è limitato a un molto più blando e generico “il prossimo sarà un anno in cui l’identità padana riprenderà il volo”. E ha messo sul tappeto una serie di questioni marginali, spacciandole per decisive o quasi: le quote-latte, che interessano a qualche centinaio di allevatori non certo al mondo dell’agricoltura; la riduzione della carognaggine di Equitalia, che non risolve certo il nodo di un fisco iniquo; la nascita di una scuola di magistratura padana, che non garantirà agli italiani e neppure ai padani una giustizia più vera ed efficiente;


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