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P4/ Intercettazioni: ok regolamentare quelle irrilevanti. Ma i problemi sono altri

L’associazione nazionale magistrati interviene sulla vicenda legata all’inchiesta sulla P4 e sulla questione delle relative intercettazioni a Bisignani e la sua rete di rapporti.

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L’associazione nazionale magistrati interviene sulla vicenda legata all’inchiesta sulla presunta loggia P4 e sulla questione delle relative intercettazioni. Un caso con al centro un uomo, Luigi Bisignani, e la sua rete fittissima di relazioni con politici, imprenditori, banchieri, uomini d’affari e di governo. Un trama intricata, da cui non passa giorno senza che qualcuno dei suoi protagonisti non venga esposto al pubblico ludibrio per la messa in pagina delle proprie conversazioni telefoniche. Di fronte all’indignazione di parte del mondo politico e dell’opinione pubblica il sindacato delle toghe reagisce rispondendo: «Dobbiamo ribadire il no alla strumentalizzazione da parte di taluni esponenti della politica». Giuseppe Cascini, segretario dell’associazione,ha dichiarato: «Siamo favorevoli a un intervento che regoli le modalità di diffusione di intercettazioni non rilevanti». Poi, ha precisato come la politica sia sempre stata «sorda alle nostre richieste di regolare meglio la diffusione delle intercettazioni irrilevanti». Attenzione, però. Ok alla regolamentazione delle intercettazioni. Ma l’Anm ha voluto anche far capire chiaramente che, per quanto riguarda la loggia P4, il problema passa del tutto in secondo piano. E’ «inaccettabile che il tema più rilevante diventi nuovamente quello delle intercettazioni», è l’opinione del sindacato. «La priorità non può essere questa, ma deve essere mettere al centro la drammatica situazione degli uffici giudiziari», ha ribadito il presidente dell'Anm Luca Palamara. «Altro che riforma epocale - ha aggiunto - di questo passo non se ne dovrà parlare più perché molti uffici chiuderanno». Cascini, dal canto suo, ha precisato  come l’Anm ritenga «in contrasto con il diritto di informazione qualunque intervento che limiti la libertà di stampa».