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Politica

SCENARIO/ Finita l’era Bossi, chi la spunterà tra "cerchi magici" e colonnelli?

Le turbolenze interne alla Lega non accennano a placarsi. Dopo il raduno di Pontida la lotta tra "cerchio magico" e "colonnelli" si è riaccesa. E ora c'è la grana napoletana. FRANCESCO JORI

Umberto Bossi e Roberto Maroni (Imagoeconomica)Umberto Bossi e Roberto Maroni (Imagoeconomica)

Non c’è più rispetto per gli anziani. “Dammi retta, per il bene del partito e della Padania, VAI IN PENSIONE!!!”, manda a dire a Bossi Enzo V. dal blog di Padania.org (26 giugno, ore 00.27), rinforzando il concetto con il consiglio finale tutto in maiuscolo e tre punti esclamativi. Undici ore esatte più tardi, alle 11.21, Marco Zanon insiste, replicando alla minaccia del Capo di sbattere fuori dalla Lega chi non è d’accordo con lui: “Bossi, dovresti andartene tu! Sei diventato il servo di Berlusconi e ci stai facendo diventare la Lega Sud!”.

Per la prima volta dopo 26 anni di comando assoluto e di obbedienza cieca, il padre-padrone del Carroccio vede mettere in discussione quel dogma della (propria) infallibilità di cui si è autoinvestito; e che ha fatto ferocemente rispettare in questo quarto di secolo, tagliando teste a raffica come un Cromwell padano. Più volte ha riscritto a proprio uso e consumo la storia della Lega, facendo apparire per clamorosi successi quelle che erano state sonore sconfitte. Ma neppure a lui è consentito riscrivere la Storia con la maiuscola: che in svariati millenni non ha ancora prodotto un uomo in grado di non commettere mai uno sbaglio in vita sua.

L’elenco delle bossate è nutrito. Dai palchi di Pontida e di Venezia, ha annunciato almeno una dozzina di volte la nascita della Repubblica della Padania, notificando tanto di ultimatum allo Stato romano. Oggi vi appartiene a pieno titolo, non solo intascando per sé e per i suoi gli appannaggi della “Roma ladrona”, ma alzando diligentemente (lui e i suoi) la manina in Parlamento quando c’era da avallare la risibile tesi di Ruby nipote di Mubarak, da autorizzare generose elargizioni alla mala amministrazione di Comuni del sud da Catania a Palermo, da tenere bordone ai marchingegni scovati dal Cavaliere per sfangarsela dalle inchieste a suo carico. Ha spacciato per una rivoluzione epocale la devolution, se l’è vista bocciare per l’opposizione prima di tutto dei suoi alleati, e non ha battuto ciglio. Ha pagato dazio all’alleanza con Berlusconi restando per anni inchiodato a un misero 4 per cento, e l’ha presentato come un trionfo. E adesso che è riuscito a raddoppiare i consensi e si preparava a presentare il conto, subisce un’emorragia elettorale e si trova a dover fare i conti con una base imbufalita: il sondaggio dell’altro ieri di Mannheimer sul Corsera dimostra inequivocabilmente come quattro leghisti su dieci non condividano la sua linea.