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Politica

SCENARIO/ 1. Forte: Tremonti perde e "svolta" a sinistra

Berlusconi e Tremonti alla Camera (Imagoeconomica)Berlusconi e Tremonti alla Camera (Imagoeconomica)


Sul tema si confrontano due visioni: quella sostenuta dagli ambienti cattolici e liberali che credono nel quoziente famigliare come principio di attenuazione della progressività in funzione del numero dei membri della famiglia e quella sostenuta dalla sinistra che predilige le detrazioni fisse per i figli.
Se la prima ha al fondo un richiamo etico, tant’è che non si può estendere alle coppie di fatto e potenzialmente divide laici e cattolici, la seconda ha un chiaro messaggio a favore dei redditi più bassi. Man mano che il reddito aumenta, infatti, la detrazione fissa diviene via via sempre meno significativa. 

E per quale ragione secondo lei Tremonti si troverebbe sul lato sinistro di questo confronto?

Si può capire il perché nell’ottica di un nuovo schieramento trasversale che comprenderebbe Centro e Pd quando questa fase politica si chiuderà. D’altronde non è una novità che in Italia ci sia una larghissima corrente economica e di potere, espressa da alcuni autorevoli giornali, che per il dopo Berlusconi punta tutto sulla scomparsa del centrodestra e sulla formazione di una grande coalizione di centro. Una nuova creatura politica che abbia il Pd come perno, vari tronconi del centrodestra come contorno e che possa fare a meno delle ali estreme. E non è un caso che quando si parla di questa ipotesi si fa riferimento proprio alla leadership di Tremonti. Non è dato sapere se a lui questa candidatura faccia piacere, di sicuro però non l’ha respinta.

Ad ogni modo, il compromesso di ieri secondo lei chiude la fase dei tagli lineari e accontenta chi in questi mesi ha lamentato una scarsa attenzione alla crescita in favore del rigore?

E’ giusto dire che in Italia è molto difficile non procedere con i tagli lineari perché occorrerebbero informazioni più dettagliate sull’efficacia e l’efficienza dei singoli comparti. Detto questo è grave che questi tagli abbiano interessato anche le infrastrutture, di cui la crescita ha bisogno.
Spero che su questo si possa fare un passo in avanti anche se temo che il dibattito rimarrà sulle questioni di bottega. L’Italia infatti è il Paese in cui sia il Nord che il Sud sono d’accordo nel non volere il Ponte sullo Stretto e nel Meridione si preferisce ancora strappare delle rassicurazioni sullo sfondamento dei conti della sanità, piuttosto che realizzare le opere che servono.

In definitiva, è d’accordo con chi vedeva nell’accordo di ieri l’unica possibilità per il premier di arrivare fino al 2013?

A mio avviso, dietro questa lettura c’è il messaggio che ciò che resta di Confindustria ha inviato a Berlusconi: se ti tieni Tremonti, ti lasciamo campare. Il che è un po’ strano perché quegli ambienti in realtà non amano Tremonti (e il ministro dovrebbe capirlo), ma appoggiano chi, di volta in volta, si mette contro al Cavaliere. Sa come si dice? Divide et impera…

(Carlo Melato)

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COMMENTI
29/06/2011 - LA MANOVRONA DI GIULIO (2) (celestino ferraro)

Già il primo governo Amato ci salassò di novantamila miliardi che tapparono la falla aperta nel deficit dei conti pubblici. Estate bollente del 1992, la patrimoniale di Amato deve sopperire allo smacco dello Sme dal quale uscimmo per inadempienza contrattuale, la lira subisce una svalutazione violenta ad opera di George Soros “gnomo” autorevole della finanza internazionale. L’undici luglio del 1992 Amato praticò un prelievo forzato sui conti bancari degli italiani pari al 6 per mille: un’appropriazione indebita nel nome della PATRIMONIALE. Non c’è da credere che le “pensioni d’oro”, di cui gode “Dottor Sottile” (nomignlo affibbiatogli da Eugenio Scalfari), abbiano subito qualche decurtazione in conseguenza di questa stretta di freni che avrebbe dovuto rimpinguare le casse vuote dell’Erario. La storia si ripete, e la “vergine Bersani” ripete a menadito la poesiola già recitata 19 anni fa: patrimoniale! È il grido che rinfranca le masse proletarie prive del lavoro; non importa se l’età pensionabile va al di là della vita e il precariato corrode ogni speranza di benessere. “Sic transit gloria mundi”, ma pochi ne son convinti. Celestino Ferraro

 
29/06/2011 - LA MANOVRONA DI GIULIO (celestino ferraro)

La situazione economica del Paese è pesantissima, il fallimento del nostro debito sovrano segue di pari passo quello di altri paesi che già ci hanno preceduto o stanno lì lì per fallire: il conto alla rovescia si è avviato. Del resto, bisognava pur che la resa dei conti ci fosse richiesta, dopo decenni di vacche grasse messe al pascolo nella prateria dei debiti che finanziano i debiti (popolarmente, “solco copre solco”), mi pare logico che il redde rationem ci fosse imposto. La demagogia dei governanti politicamente progressisti, ci aveva persuasi che la vita comoda, con la minestra scodellata fumante al mezzodì e sul calar del sole, fosse un diritto inalienabile i cui postulati non si discutevano per volubilità della sorte. “Diritto alla vita, diritto alla libertà, diritto all’informazione, diritto al benessere”, diritti in una partenogenesi di diritti la cui altra faccia erano e restano sempre i diritti: la democrazia di una moderna babele proiettata verso la cuccagna eterna.